Presso Stellantis Mirafiori la settimana lavorativa continua a ridursi. In attesa della fermata estiva, lo stabilimento torinese si prepara infatti a un nuovo stop produttivo: lunedì 13 luglio le Carrozzerie, dove viene assemblata la Fiat 500 Ibrida, resteranno ferme.
Mirafiori rallenta ancora con un nuovo stop produttivo. La Fiom chiede investimenti e un secondo modello
Non si tratta di un episodio isolato. Da tempo, nello stabilimento Stellantis Mirafiori, il lavoro è organizzato stabilmente su quattro giorni alla settimana, con interruzioni che ormai si ripetono con regolarità. Una situazione che preoccupa i sindacati, soprattutto perché arriva in un impianto che per decenni ha rappresentato uno dei simboli dell’industria automobilistica italiana.
A segnalare il nuovo stop è la Fiom, che parla apertamente di “campanelli di allarme gravi”. Secondo il sindacato, le fermate settimanali non possono più essere considerate temporanee o legate a una semplice fase di assestamento. La loro continuità suggerisce, invece, una difficoltà produttiva più profonda.

Al centro delle richieste torna ancora una volta l’assegnazione di un nuovo modello a Mirafiori. Per la Fiom, però, non basta aggiungere una vettura alla gamma: servono investimenti concreti per una seconda linea produttiva, capace di garantire volumi più consistenti e una prospettiva industriale stabile.
La Fiat 500 Ibrida rappresenta oggi un tassello importante per il sito, ma da sola non sembra sufficiente a riempire gli impianti e a restituire continuità al lavoro. Il timore è che la riduzione delle giornate produttive diventi una condizione permanente, con conseguenze sempre più pesanti sull’occupazione e sull’indotto torinese.
Il sindacato chiama direttamente in causa i vertici del gruppo. “Elkann e Filosa hanno la responsabilità di questo continuo declino”, sostiene la Fiom, accusando anche le istituzioni di non aver messo in campo iniziative adeguate per invertire la tendenza.

In Stellantis Mirafiori, intanto, si continua a lavorare a ritmo ridotto. Tra stop, ferie imminenti e richieste di nuovi investimenti, resta aperta la domanda più importante: quale spazio avrà davvero lo stabilimento torinese nei prossimi piani industriali del gruppo?
