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Una Chrysler commissionata da Gianni Agnelli: la più esclusiva degli anni Cinquanta

La Chrysler 300B Boano commissionata da Gianni Agnelli: potenza V8, linee britanniche e una consegna degna di un film di spionaggio.

Chrysler 300B Boano

Gianni Agnelli non guidò mai la sua Chrysler. La commissionò per una cifra astronomica, la approvò, la vide dal vivo e poi la cedette al fratello. Siamo a metà degli anni Cinquanta e i futuro padrone della Fiat è ancora un playboy, un uomo di gusto assoluto che vuole la potenza americana racchiusa in linee britanniche. Una richiesta precisa: niente cromature eccessive, niente forme gonfiabili del sogno americano, solo eleganza e velocità.

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La Chrysler 300B era, all’epoca, una delle creature più potenti su strada, ma il suo design ingombrante tutto Detroit non faceva per Agnelli. Nell’aprile del 1955, la casa americana ricevette l’ordine di costruire qualcosa di diverso. Si rivolse ai soliti partner italiani, ma non alla Ghia. Si rivolse all’uomo che aveva disegnato le Specials per la Ghia e che poi era andato via, Felice Mario Boano.

Ci vollero dieci giorni a Boano per produrre gli schizzi. Il cliente voleva una coupé classica in stile britannico. Agnelli scelse un progetto, Chrysler fornì il telaio, accorciato da 3.200 mm a 3.022 mm di passo, e Boano fece il resto.

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Il risultato è un’automobile che non assomiglia a nessuna Chrysler mai prodotta. Cofano lungo, coda corta, quasi nessun cromo, assetto ribassato. Di profilo, certi angoli rimandano alla prima Ford Thunderbird, forse non una coincidenza, visto che Boano aveva costruito anche una concept Lincoln nello stesso periodo. La Chrysler più che speciale era una coupé a tre posti con sedile posteriore scorrevole che, a riposo, funge da vano bagagli. Un’idea furba, elegante, tipicamente italiana.

Gli interni confermano l’unicità dell’esemplare: tetto apribile elettrico con pannello in vetro, plancia scolpita in palissandro, strumentazione in unità metriche. Il motore V8 Fire Power da 5,8 litri, dato che Chrysler non aveva ancora coniato il nome HEMI, era quello di serie.

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Quando l’auto fu pronta, Gianni la vide e non ci salì sopra. La sua posizione nel CdA Fiat gli impediva di farsi fotografare al volante di un’americana. La cedette a Umberto Agnelli, il fratello minore, che la portò in Francia dove rimase trent’anni.

La consegna avvenne a un casello autostradale tra Milano e Torino. Il figlio di Boano guidò l’auto fino al punto di scambio, un Umberto diffidente aspettava dall’altra parte. Un paio d’anni fa è andata all’asta a Monterey passando di mano per oltre 1,1 milioni di dollari. Una storia di potere, stile e rinunce calcolate.