La Fiat 500 Ibrida torna al centro della strategia commerciale del marchio con una nuova offerta valida per le immatricolazioni effettuate entro il 29 luglio 2026. La versione con il nuovo motore ibrido viene proposta a 14.950 euro, oltre agli oneri finanziari, senza l’obbligo di consegnare un’auto usata.
Fiat 500 Ibrida protagonista di un’offerta da 14.950 euro e rate da 99 euro, per sostenere gli ordini e il lavoro a Mirafiori
La promozione relativa a Fiat 500 Ibrida prevede un anticipo di 4.247 euro e 35 rate mensili da 99 euro. Al termine del finanziamento resta una rata finale di 11.096 euro. Il TAN fisso è dell’8,99%, mentre il TAEG raggiunge il 12,65%. Una formula che punta a catturare l’attenzione attraverso una rata contenuta, ma che richiede di valutare con attenzione il costo complessivo dell’operazione, considerando anticipo, interessi e maxi rata conclusiva.
La gamma comprende anche la versione completamente elettrica, lasciando al cliente la scelta tra due modi diversi di vivere la city car torinese. La Fiat 500 Ibrida si rivolge soprattutto a chi cerca un modello compatto senza dover cambiare radicalmente le proprie abitudini, mentre la variante a batteria resta pensata per chi dispone di un accesso semplice alla ricarica.

La nuova iniziativa commerciale arriva in una fase delicata per lo stabilimento di Mirafiori, dove la 500 Hybrid viene prodotta accanto alla versione elettrica. Stellantis aveva indicato per il modello un obiettivo superiore alle 100.000 unità annue a pieno regime, presentandolo come uno degli elementi chiave per il rilancio del sito torinese.
I numeri produttivi, però, non stanno ancora procedendo al ritmo inizialmente immaginato. Nel primo trimestre del 2026 da Mirafiori sono uscite 14.040 Fiat 500, considerando insieme ibride ed elettriche. A giugno la produzione giornaliera della versione ibrida è stata ridotta da 440 a 400 unità, ufficialmente per difficoltà nell’approvvigionamento di alcuni componenti.
A fine giugno è stata inoltre prolungata di una settimana la fermata estiva dello stabilimento. Secondo il sindacato FIM-Cisl, la decisione è legata soprattutto alla carenza di forniture, ma potrebbe riflettere anche una domanda meno sostenuta del previsto.
