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Stellantis rialza la testa in Italia: la produzione torna a crescere, ma il milione resta lontanissimo

Nel primo semestre 2026 la produzione Stellantis in Italia cresce del 13,7% a 252.223 veicoli, ma la ripresa resta fragile e lontana dall’obiettivo del milione annuo. Il rapporto FIM-CISL evidenzia forti differenze tra gli stabilimenti: bene Mirafiori, Melfi e Pomigliano, mentre Cassino cala ancora. Atessa resta il polo più produttivo.

Stellantis Melfi

Dopo un 2025 durissimo, l’industria automobilistica italiana prova a rimettersi in piedi. I numeri del primo semestre 2026 raccontano una ripresa reale, anche se ancora fragile: dagli stabilimenti Stellantis sono usciti 252.223 veicoli, contro i 221.885 prodotti nello stesso periodo dell’anno precedente. L’aumento è del 13,7%.

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Stellantis riparte in Italia con una produzione in aumento nel 2026, ma il recupero resta fragile: ecco i dati di Mirafiori, Melfi, Cassino e Atessa

È il primo segnale incoraggiante dopo due anni segnati da cali, fermate produttive e ricorso frequente agli ammortizzatori sociali. Non basta, però, per parlare di una svolta definitiva. La produzione cresce, ma lo fa partendo da livelli molto bassi. E il confronto con il passato continua a essere impietoso.

L’obiettivo di un milione di veicoli costruiti ogni anno in Italia resta infatti molto lontano. Le previsioni per la fine del 2026 indicano circa 500.000 unità complessive, delle quali poco più di 300.000 saranno automobili. Sarebbe comunque un miglioramento rispetto al 2025, ma significherebbe fermarsi a metà del traguardo indicato più volte come necessario per rilanciare davvero il settore.

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A mettere ordine nei dati è il rapporto della FIM-CISL. La parte più positiva riguarda le autovetture, salite a 158.193 unità, con una crescita del 27,7%. I veicoli commerciali seguono invece una direzione opposta: nei primi sei mesi ne sono stati assemblati 94.030, il 4% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Dietro il dato nazionale, però, ci sono stabilimenti che viaggiano a velocità molto diverse. Alcuni hanno ritrovato un po’ di slancio grazie ai nuovi modelli. Altri continuano a lavorare molto al di sotto delle proprie possibilità, con linee utilizzate solo in parte e prospettive ancora incerte.

Mirafiori è il caso più evidente di recupero. Nel polo torinese sono state costruite 36.048 vetture, contro le 15.315 del primo semestre 2025. Il balzo è del 135,4% e porta quasi interamente la firma della Fiat 500, oggi prodotta sia nella versione elettrica sia in quella ibrida.

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Per Torino è una boccata d’ossigeno. Lo stabilimento arrivava da mesi complicati, segnati da turni ridotti, sospensioni della produzione e lunghi periodi di cassa integrazione. La ripresa della 500 Hybrid ha riportato maggiore attività sulle linee, ma il traguardo indicato da Stellantis per il 2026, circa 100.000 vetture, appare ancora difficile da raggiungere. Con il ritmo attuale, una chiusura intorno alle 80.000 unità sembra più realistica.

Il futuro di Mirafiori continuerà a ruotare attorno alla famiglia 500. Nel 2027 dovrebbe arrivare una nuova versione elettrica dotata di batterie Stellantis, mentre per il 2030 è prevista la prossima generazione della 500e. Per lo stabilimento non conteranno soltanto gli annunci, ma soprattutto la capacità di trasformare questi progetti in volumi regolari e giornate effettive di lavoro.

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Anche Melfi ha ritrovato un po’ di velocità. Nei primi sei mesi del 2026 sono state prodotte 35.920 automobili, contro le 19.070 dello stesso periodo del 2025. La crescita è dell’88,4% ed è legata soprattutto all’arrivo della nuova Jeep Compass, che ha riportato attività su linee rimaste a lungo sottoutilizzate.

Il miglioramento è netto, ma il confronto con gli anni migliori resta pesante. Nel primo semestre del 2019, Melfi aveva superato le 152.000 vetture. Oggi i volumi sono molto più bassi e il recupero dipenderà in larga parte dall’accoglienza riservata ai nuovi modelli.

Nella seconda metà del 2026 sono attesi anche la DS 7 e la Lancia Gamma, entrambe disponibili con più motorizzazioni. Entro il 2028 dovrebbe inoltre arrivare un nuovo modello Alfa Romeo. Per lo stabilimento lucano si tratta di passaggi decisivi, soprattutto sul fronte dell’occupazione e dell’utilizzo pieno degli impianti.

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Il quadro cambia completamente spostandosi a Cassino. Qui la produzione continua a scendere. Tra gennaio e giugno sono state costruite appena 6.700 vetture, il 36,2% in meno rispetto al già debole risultato del 2025.

Alfa Romeo Giulia e Stelvio hanno totalizzato insieme 4.125 unità, mentre la Maserati Grecale si è fermata a 2.575 esemplari. Sono numeri molto bassi per uno stabilimento di quelle dimensioni. Le previsioni per l’intero 2026 indicano circa 13.000 auto, ancora meno delle meno di 20.000 prodotte l’anno precedente.

Giulia e Stelvio dovrebbero restare sulle linee fino al 2027, anche attraverso alcune serie speciali. Nello stesso anno è attesa la nuova Grecale. Restano invece poco chiari i programmi relativi ai futuri modelli Maserati e ai prossimi progetti Alfa Romeo, ancora privi di un calendario industriale preciso.

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A Pomigliano d’Arco la situazione è più stabile. Nei primi sei mesi del 2026 sono state assemblate 79.050 vetture, un dato sostanzialmente in linea con quello dello scorso anno. A sostenere quasi da sola lo stabilimento continua a essere la Fiat Panda.

Da gennaio a giugno ne sono state prodotte 70.820, il 5% in più rispetto al 2025. La Panda resta quindi il vero pilastro del sito campano, sia in termini di volumi sia per la continuità garantita alle linee.

Più complicato il momento dell’Alfa Romeo Tonale, scesa a 8.230 unità, con una flessione del 18,6%. La produzione della Dodge Hornet, destinata al mercato nordamericano, risulta invece ferma da circa un anno.

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Per Pomigliano, Stellantis ha confermato la Pandina almeno fino al 2030. Entro il 2028 dovrebbe inoltre arrivare la piattaforma E-Car, destinata ad almeno due nuovi modelli. Un terzo potrebbe aggiungersi in un secondo momento, anche se al momento non sono stati comunicati dettagli definitivi.

A Modena i numeri restano contenuti, ma il salto rispetto al 2025 è evidente. La produzione è passata da appena 45 a 475 vetture grazie al trasferimento dell’assemblaggio di Maserati GranTurismo e GranCabrio, che oggi rappresentano quasi tutta l’attività dello stabilimento.

Il gruppo ha annunciato anche il “Progetto Alta Gamma”, pensato per valorizzare le competenze della Motor Valley e riportare a Modena vetture di lusso ad alto contenuto tecnologico e artigianale. Per ora, però, mancano indicazioni concrete sui modelli coinvolti, sugli investimenti previsti e sui volumi che il progetto potrà realmente generare.

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Ad Atessa, infine, sono stati prodotti 94.030 veicoli commerciali, il 4% in meno rispetto al primo semestre del 2025. Nonostante la flessione, lo stabilimento abruzzese resta il sito Stellantis con i volumi più alti in Italia e rappresenta da solo oltre un terzo dell’intera produzione nazionale del gruppo.

Dalle linee escono Fiat Ducato, Peugeot Boxer, Citroën Jumper, Opel Movano, Vauxhall Movano e Toyota Proace Max. Il piano industriale prevede l’arrivo della prossima generazione dei grandi veicoli commerciali, comprese le versioni completamente elettriche, chiamate a garantire continuità produttiva allo stabilimento nei prossimi anni.