Sono ormai trent’anni di attesa, ciò che abbiamo è un rendering notturno e un sogno che non diventerà mai metallo. Questo, in sostanza, è il bilancio aggiornato della Lancia Delta nel 2026.

Il merito, o la colpa, è di Simolude, designer digitale con un talento raro per capire esattamente cosa vogliono gli appassionati che i costruttori non fanno mai. La sua Delta immaginaria parte da un principio semplice: prendere la personalità dell’utilitaria italiana degli anni Novanta e applicarla a una carrozzeria moderna, senza le complicazioni che di solito affossano i revival.
Arriva così un omaggio alla prima serie con i fari squadrati, con una firma luminosa dalle stesse proporzioni e, al posteriore, una striscia LED che avvolge gran parte del portellone lasciando il nome Lancia al centro e il logo sul lunotto. Una soluzione elegante, e chi ha occhio la riconosce subito.

Il sogno si fa più audace, abitacolo che bilancia schermi e connessione digitale con un cambio manuale vero, quattro cilindri turbo da 300 CV, trazione integrale. Questa Delta non è altro che una hot hatch a quattro ruote motrici che si troverebbe a competere con la Golf R, la BMW M140i e l’Audi S3. Segmento difficile, ma non impossibile, un segmento che Lancia al momento non presidia nemmeno lontanamente.
Il problema è che Lancia ha la piattaforma. Quella che sorregge l’Opel Astra e la Peugeot 308 potrebbe tranquillamente dare forma a una Delta credibile, anche senza arrivare all’Integrale. Basterebbe la base, con i motori di serie, per dire qualcosa di concreto al mercato.
Vale la pena ricordare che Lancia ha già bruciato una Delta tra il 2008 e il 2015, quasi completamente dimenticata: design sbagliato, posizionamento confuso, fine ingloriosa.
Nel frattempo, la Renault 5 è tornata ed è diventata un caso di studio. Alfa Romeo è ancora immersa nella sua crisi d’identità, e Lancia la segue a ruota. Quello di Simolude è solo un rendering e fa più conversazione di qualsiasi cosa Lancia abbia messo in produzione negli ultimi dieci anni.
