Per Stellantis, il PureTech 1.2 è stato uno di quei motori capaci di far discutere a lungo. Nato con l’obiettivo di offrire consumi contenuti, buone prestazioni e un funzionamento più efficiente, si è poi ritrovato al centro di molte critiche, soprattutto per i problemi legati alla cinghia di distribuzione in bagno d’olio. Una soluzione tecnica che doveva rappresentare un vantaggio, ma che per molti automobilisti è diventata fonte di preoccupazione, interventi in officina e perdita di fiducia.
Stellantis presenta il Turbo 100, un tre cilindri riprogettato per ridurre consumi d’olio e dubbi del PureTech, con test e garanzia estesa
Con il nuovo Turbo 100, il gruppo prova ora a rimettere ordine. Non si tratta di una semplice evoluzione del vecchio motore, almeno nelle intenzioni. Stellantis ha lavorato in profondità per correggere i punti più deboli e proporre un propulsore più moderno, più robusto e soprattutto più rassicurante per chi guida tutti i giorni. Il nome PureTech potrebbe anche non sparire del tutto, magari perché la stessa base tecnica potrebbe essere utilizzata in futuro per soluzioni Full Hybrid, ma il cambio di passo è evidente.
Il Turbo 100 resta un tre cilindri, ma gran parte del motore è stata rivista. Circa il 70% dei componenti è nuovo, un dato che racconta meglio di molte parole quanto il progetto sia stato ripensato. Stellantis non ha scelto la strada del piccolo aggiornamento, ma quella di un intervento più ampio, necessario dopo anni di dubbi e contestazioni.

Tra le novità c’è il ciclo Miller, pensato per migliorare l’efficienza e rendere il motore più adatto all’uso reale, quello fatto di traffico, ripartenze, brevi tragitti e percorrenze quotidiane. Anche la distribuzione cambia, con l’arrivo dei bilancieri a dito al posto delle punterie. È stata rivista la parte superiore della testata, mentre il monoblocco è stato rinforzato per offrire maggiore solidità nel tempo.
Uno dei punti su cui si è lavorato di più riguarda il consumo di olio, tema che ha pesato molto sulla reputazione delle prime generazioni del PureTech. I pistoni sono stati ridisegnati proprio per limitare questo fenomeno e anche il separatore dell’olio è stato aggiornato con valvole interne più resistenti. Sono modifiche che possono sembrare molto tecniche, ma per l’automobilista significano una cosa semplice: meno ansia e più tranquillità nell’utilizzo quotidiano.
Il nuovo motore cresce anche sul fronte dell’iniezione. La pressione passa dai 250 bar del PureTech 1.2 ai 350 bar del Turbo 100, con l’obiettivo di migliorare la combustione e rendere la risposta più pronta. A questo si aggiunge una turbina a geometria variabile, studiata per lavorare meglio e per contribuire a contenere la temperatura dei gas di scarico.
Dopo le difficoltà del passato, Stellantis sa che deve riconquistare la fiducia dei clienti con fatti concreti. Per questo il Turbo 100 è stato sottoposto a test di durata approfonditi e, secondo quanto comunicato, non avrebbe mostrato problemi significativi nemmeno dopo 200.000 chilometri. È un dettaglio importante, perché chi arriva da anni di polemiche sul PureTech non cerca slogan, ma garanzie reali.
In questa direzione va anche la Maxi Garanzia. I nuovi modelli, compresi quelli equipaggiati con il Turbo 100, possono arrivare a 8 anni o 100.000 chilometri di copertura. Per i PureTech già in circolazione, invece, la garanzia può estendersi fino a 10 anni o 180.000 chilometri, proprio per rispondere ai problemi legati alla cinghia in bagno d’olio e rassicurare chi continua a utilizzare queste vetture.
Il Turbo 100 nasce quindi con un compito tutt’altro che semplice: non solo sostituire o affiancare una famiglia di motori molto diffusa, ma anche provare a ricostruire un rapporto di fiducia con automobilisti che, negli ultimi anni, hanno seguito con attenzione ogni aggiornamento legato al PureTech.
