In Italia, nel corso della lunga storia automobilistica, sono nati tanti modelli di grande caratura estetica, ingegneristica, emotiva, prestazionale e culturale. Gran parte di questi portano la firma di Ferrari, ma anche gli altri marchi del Made in Italy hanno saputo fare cose straordinarie.
Pensiamo, per fare qualche esempio, alle Alfa Romeo dei tempi d’oro, alle Maserati, alle Isotta Fraschini, alle Pagani, alle Lamborghini, ma anche alle Lancia più riuscite. Della casa torinese, uno dei modelli oggi più noti e celebrati è la Delta HF Integrale, sua icona pop più recente.
Qui vogliamo ricordarla, insieme alla vettura più amata, desiderata e vulcanica creata nel Belpaese da tempo immemorabile: la leggendaria Ferrari F40. Se lo gradite, seguiteci nel nostro racconto di queste due vetture così diverse ma unite (fatte le debite proporzioni) da un carisma magnetico.
Ferrari F40

Questa “rossa” è qualcosa che si spinge oltre la dimensione umana. Possiamo vederla come l’incarnazione perfetta dei sogni, oltre che come il testamento spirituale di Enzo Ferrari. La F40 fu l’ultima opera del “cavallino rampante” ad essere sbocciata quando il fondatore era ancora vivo.
Per lei il grande capo diede delle specifiche molto rigorose, come se immaginasse il ruolo definitivo a lei assegnato: quello di rappresentare al meglio l’essenza più pura delle auto di Maranello. Questo nonostante sotto il cofano posteriore non pulsasse il classico 12 cilindri, architettura simbolo del marchio.
Nata nel 1987, per celebrare i primi otto lustri di vita dell’azienda emiliana, la Ferrari F40 è qualcosa di ipnotizzante. Il suo carisma è unico, al pari del suo fascino. Enzo Ferrari diceva: “Dite a un bambino di disegnare un’auto. La farà rossa”. Dopo la nascita del modello in esame, si potrebbe rettificare così la frase: “Dite a un bambino di disegnare un’auto. La farà rossa, con le prese d’aria Naca e l’alettone posteriore”.
Questa regina delle supercar non è però un sogno solo per i più piccoli. Anzi, è il “giocattolo” più desiderato dagli adulti. Tutti gli appassionati ne vorrebbero una in garage. Giunta in listino per raccogliere il testimone della mitica GTO, la vettura in esame occupa un trono che le successive F50, Enzo, LaFerrari ed F80 non sono riuscite a insidiare, pur nella loro indiscutibile eccellenza.
La F40 resta la regina assoluta: è un’auto capace di generare un bombardamento emotivo che nessun’altra sportiva dell’era moderna ha saputo replicare. Prima ancora dei numeri della scheda tecnica, è la sua estetica sublime a rapire il cuore degli osservatori, traducendo istantaneamente in forme i fantastici contenuti sensoriali e ingegneristici.
Guardandola da ogni angolazione si percepisce un fascino inebriante dove nulla è lasciato al caso. Impossibile non farsi travolgere dal suo splendore. Nessuna vettura dell’era moderna prende il cuore come lei. Solo mostri sacri come la 250 GTO e la 330 P4 reggono il confronto.
Pietro Camardella ha compiuto per Pininfarina un autentico miracolo, fondendo l’aggressività estrema di un prototipo da 24 Ore di Le Mans con un’armonia estetica ed un equilibrio volumetrico semplicemente perfetti. Nella carrozzeria non c’è una sola virgola fuori posto.
Perfette anche le alchimie meccaniche, dovute a un’unica mente pensante: quella del geniale Nicola Materazzi, che ha orchestrato ogni dettaglio ingegneristico come una nota di una sinfonia priva di stonature, meritandosi l’eterna gratitudine di ogni appassionato.
Sotto la pelle in materiali compositi, votata alla massima leggerezza, la Ferrari F40 dà accoglienza un motore V8 biturbo da 2.9 litri di cilindrata, in grado di esprimere una potenza massima di 478 cavalli a 7.000 giri al minuto e una coppia di 58.8 kgm.
Sebbene gli standard odierni offrano potenze nettamente superiori, all’epoca queste cifre rappresentavano il punto di riferimento assoluto, oltretutto perché espresse su un corpo vettura pesante solo 1.100 chilogrammi. In questa “rossa” si compie una combinazione irresistibile di tecnica e misticismo, che spiega perché ogni essere vivente ne sia perdutamente innamorato.
Lancia Delta HF Integrale EVO 2

Ci sono automobili capaci di imprimersi a fuoco nella memoria di intere generazioni. È il caso della Lancia Delta HF Integrale, anche grazie all’eco roboante dei trionfi conquistati sui campi di gara. Al vertice di questa straordinaria dinastia, sviluppatasi in cinque capitoli, si posiziona l’atto finale: la variante EVO 2.
A tale modello il compito di sigillare, nella sua espressione più pura e definitiva, il mito di una regina che ha cannibalizzato il Campionato del Mondo Rally con sei corone iridate consecutive tra il 1987 e il 1992 (un’epopea inaugurata, per la precisione, dalla HF 4WD).
Sul piano estetico, questa evoluzione finale si concede alla vista con un look ancora più muscolare rispetto alle antenate. Le carreggiate sono più larghe, l’assetto più affilato, l’impianto frenante è ancora più efficiente.
Sotto il cofano anteriore pulsa un motore a quattro cilindri bialbero da 2.0 litri di cilindrata che, grazie alla sovralimentazione, mette sul piatto 215 cavalli di potenza massima. Ne deriva un quadro prestazionale di alto livello, con una punta velocistica di 220 km/h e un’accelerazione da 0 a 100 km/h in soli 5.7 secondi.
Nello scatto breve, la Lancia Delta HF Integrale EVO 2 era in grado di impensierire più di una supercar, ma i numeri dicono poco sulla travolgente intensità dell’esperienza dinamica. Anche se il travaso tecnologico dal mostro di Gruppo A alla produzione stradale è meno diretto di quanto la suggestione lasci credere, l’anima agonistica pulsa vigorosa in ogni fibra del telaio.
Il carattere del modello emerge specialmente sui percorsi misti e tormentati, grazie alla sua agilità e all’efficienza della sua trazione integrale. Elementi che facevano la differenza, nel periodo storico di riferimento.
Forse questa “belva” non è perfettamente aderente alla reputazione missilistica che si è costruita nell’immaginario collettivo, ma la forza dinamica ne faceva comunque un mezzo ben sopra la media. Ad illustrare visivamente il suo carattere ci pensano i muscoli aggiunti alle forme tranquille della compatta a due volumi da cui discende.
Quella silhouette sobria e squadrata, con il trattamento “dopante”, veniva stravolta ed energizzata da passaruota bombati e appendici aerodinamiche che richiamavano esplicitamente la vettura da corsa. La stessa che lasciava solo le briciole agli avversari nelle prove speciali dei rally di tutto il mondo.
Il segno distintivo delle versioni a 16 valvole resta la pronunciata gobba sul cofano, un rigonfiamento tecnico reso necessario dagli ingombri della nuova testata. Quando si affonda il piede sul gas, la risposta del motore della Lancia Delta HF Integrale EVO 2 è vulcanica: superato il leggero ritardo iniziale, l’entrata in coppia del turbocompressore regala una spinta d’altri tempi, ruvida e viscerale.
All’interno, l’atmosfera rigorosa e spartana tipica delle vetture da corsa viene ingentilita da ampie distese di Alcantara, che impreziosiscono la tela con un tocco di nobile artigianalità italiana. Il tutto senza mettere a repentaglio lo spirito racing del modello, che si è ritagliato uno spazio permanente nel cuore degli appassionati.
