Mercedes ha trovato una soluzione creativa alla crisi e sarebbe far lavorare i dipendenti di più, pagarli di meno e sospendere i bonus. Un piano che, almeno, non manca di chiarezza, se proprio dobbiamo trovargli un pregio.
Secondo quanto riportato da Automobilwoche, la casa di Stoccarda avrebbe deciso di sospendere un bonus che faceva parte della retribuzione concordata collettivamente, non un regalo aziendale, ma una componente contrattuale pari al 18% della retribuzione mensile.

Il pagamento era atteso per luglio: ai circa 90.000 dipendenti coinvolti è stato comunicato che slitterà all’anno prossimo. Il tutto, stando alle indiscrezioni, senza che i rappresentanti sindacali fossero stati consultati. Un dettaglio che non è passato inosservato.
Ma non è finita, perché sul tavolo c’è anche l’ipotesi di portare la settimana lavorativa da 35 a 40 ore, e senza retribuzione aggiuntiva. Tradotto in numeri, circa 260 ore di lavoro in più all’anno per ogni dipendente, a costo zero per l’azienda. Una proposta che, in un altro contesto, si chiamerebbe semplicemente “straordinario non pagato”.

Il presidente del consiglio di fabbrica Ergun Lümali afferma: “Questo non è un concetto convincente per il futuro”. Ha poi ricordato che la competitività di Mercedes non si costruisce comprimendo il costo del lavoro, ma attraverso innovazione, prodotti attraenti e una forza lavoro qualificata. Tre cose che, difficilmente, prosperano in un clima di tagli e risentimento.
Il contesto è quello che è. Come gran parte del settore, Mercedes sta navigando in acque agitate: dazi, domanda di elettrico inferiore alle attese, difficoltà crescenti sul mercato cinese. I numeri del 2025 dicono che gli utili rettificati EBIT di Mercedes sono crollati da 8,7 a 4,8 miliardi di euro, mentre quelli complessivi del Gruppo sono passati da 13,7 a 8,2 miliardi.
Scaricare il peso di una crisi strutturale sulle spalle di chi assembla le auto non sembra però la strada giusta. Mercedes ha costruito decenni di reputazione sul concetto di eccellenza, e l’eccellenza, di solito, non si ottiene chiedendo agli operai di regalare 260 ore all’anno.
