Quasi sempre le Ferrari vengono coccolate come delle principesse. Lo meritano. Talvolta, però, capita che qualche esemplare della specie sia trascurato. Non sempre, in questi casi, lo stato di abbandono è un frutto della disaffezione. A volte subentrano motivazioni diverse, che non possono essere giudicate da fuori. Penso sia il caso della 308 GTSi protagonista del post odierno.
Si tratta di un esemplare del 1982 che per 18 anni era rimasto fermo nel garage di un tizio, di nome Sam. La lunga sosta era stata determinata da un problema: la guarnizione della testata bruciata. Il proprietario, forse perché a corto di risorse (o per altre ragioni a noi sconosciute), aveva promesso a se stesso di riparare il motore una volta andato in pensione.
Quattro mesi dopo il pensionamento, però, venne a mancare, non riuscendo così a coronare il sogno di rimettere in piena forma la sua amata “rossa“, finita nelle mani del figlio Danny. Il video racconta come quest’ultimo ha preservato la Ferrari 308 GTSi di suo padre e come l’abbia riportata a splendere, nei seducenti tratti della carrozzeria, con un accurato lavaggio e intervento di detailing.
Ora l’esemplare sembra ringiovanito di decenni, ma ciò che più conta per l’autore del processo di recupero è aver soddisfatto un desiderio del padre. L’auto di cui ci stiamo occupando appartiene a una stirpe che si è offerta negli anni in più declinazioni. Qui c’è il fascino del “cavallino rampante“, in tutto il suo splendore. Siamo al cospetto di una scultura a quattro ruote, immune alle rughe del tempo.
La Ferrari 308 GTS supera i confini della materia per insediarsi direttamente nell’apparato emotivo di chi la osserva. Nata dalla matita divina di Leonardo Fioravanti per Pininfarina, questa creatura non è un semplice mezzo di trasporto, ma un’autentica opera d’arte, un capolavoro assoluto degno del Louvre. Le sue proporzioni rasentano la perfezione.

Il taglio espressivo della carrozzeria di questa “rossa” scrive un’alchimia impeccabile di volumi e codici espressivi, che rapisce i sensi sin dal primo sguardo. Nel suo corpo si uniscono le note della classe e di una sensualità sportiva sopra i limiti del pensiero. Questo mix travolge ogni generazione di appassionati con la medesima intensità.
L’evoluzione della Ferrari 308 GTS si è scritta con capitoli distinti, ma sotto lo stesso filo conduttore. Ad aprire le danze ci pensò la versione in vetroresina, legata alla sola GTB. Fu da lì che partì il cammino, quindi è doveroso citare la magnifica coupé anche in questo articolo, dedicato alla spider, con tettuccio rigido asportabile. Nella veste iniziale e chiusa, la vettura emiliana, pesava soli 1.050 chilogrammi.
Con l’arrivo del 1977 si passò alla carrozzeria in acciaio, ancorata sul classico telaio a traliccio di tubi di acciaio variamente dimensionati. In questa veste sbocciò la Gran Turismo Spider (ossia la versione “targa”). Nonostante il peso maggiore rispetto alla coupé, soprattutto a quella in vetroresina, il suo carisma rimase intatto. L’estetica non patì il taglio del tetto, ma rimase seducente allo stesso livello, regalando in più le emozioni della guida a cielo aperto.
Nella prima serie la spinta della Ferrari 308 GTS faceva capo a un motore V8 da 3.0 litri di cilindrata, alimentato da 4 carburatori Weber 40DCNF, capace di sviluppare una potenza massima di 255 cavalli a 7.700 giri al minuto. Vigorosa la tempra, con uno scatto da 0 a 100 km/h in 6.5 secondi e una punta velocistica nell’ordine dei 252 km/h.
Questo cuore, disposto in posizione posteriore centrale, esprime una voce che, seppur diversa da quella dei classici 12 cilindri, concede alle orecchie spartiti musicali di pregevole fattura. Nel 1980, per ottemperare le restrittive norme statunitensi contro l’inquinamento, giunse la Ferrari 308 GTSi, a iniezione Bosch K-Jetronic. Purtroppo, in questa veste, la potenza massima scese a 214 cavalli a 6.600 giri al minuto.
Il temperamento più mite rispetto a prima spinse i clienti a chiedere maggiore vigore. La casa di Maranello li accontentò nel 1982, con l’arrivo della Ferrari 308 GTS Quattrovalvole, capace di sviluppare 240 cavalli a 7.000 giri al minuto. Fu un grande riscatto energetico. Le cifre tornarono a sposare le aspettative dei puristi del “cavallino rampante”. Così la “rossa” recuperò livelli di performance più consoni al suo status.
La vettura in esame, in tutte le sue declinazioni, è stata un’icona pop, tra le stelle di Hollywood e gli altri poster in camera. Il suo fascino sublime la fece entrare prepotentemente nell’immaginario collettivo, anche grazie al contributo del piccolo schermo. Impossibile separare la silhouette di questa “rossa” dalle atmosfere paradisiache delle Hawaii nella serie cult Magnum P.I., dove l’investigatore privato interpretato da Tom Selleck sfrecciava tra un caso e l’altro a bordo della sportiva emiliana.
Sul set si avvicendarono tutte le evoluzioni tecniche del modello: dalla GTS a carburatori del 1979 fino alla Quattrovalvole del 1984, passando per la GTSi, trasformando l’auto in una co-protagonista assoluta per ben otto stagioni. Con le sue dimensioni compatte (4.230 mm di lunghezza, 1.720 mm di larghezza e soli 1.120 mm di altezza), la 308 è diventata la Ferrari di tutti: chi non poteva permettersi l’emozione reale del suo sound, ne custodiva gelosamente un modellino in scala o un poster appeso alle pareti della propria camera.
Il suo ciclo vitale si interruppe nel 1985 per fare spazio alla più moderna 328 GTB/GTS. Quest’ultima offriva una spinta più vigorosa e una raffinatezza stradale superiore ma, nel regno dei gusti soggettivi, la purezza e la leggerezza grafica dell’antesignana mantengono un primato stilistico difficilmente superabile. Un mito eterno, inciso a fuoco nella storia dell’automobile. A voi il video.
