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Stellantis, la Francia non è convinta da Filosa: c’è un piano, ma dov’è la visione?

Antonio Filosa ha riportato più calma in Stellantis dopo l’era Tavares, ma la stampa francese si interroga ancora sulla sua visione industriale. Il gruppo ha presentato il piano FaSTLAne 2030 con 60 miliardi di investimenti, 60 nuovi modelli e una razionalizzazione dei marchi, ma resta aperta la domanda su quale sarà il futuro di Stellantis nei prossimi anni.

Antonio Filosa

Antonio Filosa era arrivato al vertice di Stellantis con un compito chiaro: riportare calma dopo mesi turbolenti e prendere le distanze dallo stile duro e divisivo di Carlos Tavares. A un anno dal cambio di passo, però, la stampa economica francese comincia a porsi una domanda più scomoda: il nuovo CEO ha davvero una visione per il futuro del gruppo o solo un piano per rimettere ordine?

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Filosa rassicura la Francia, ma Stellantis cerca ancora una visione chiara

Il quotidiano Les Echos ha sintetizzato il clima con una formula netta: “Abbiamo un piano, ma non abbiamo una visione”. Una frase che racconta bene il momento di Stellantis. Filosa ha certamente cambiato tono. È più aperto al confronto, meno conflittuale, più attento ai rapporti con politica, sindacati e concessionari. In Francia, il segnale più evidente è arrivato dalla visita allo stabilimento di Mulhouse, dove sono stati annunciati investimenti superiori al miliardo di euro e dove il governo ha mostrato sostegno alla presenza industriale del gruppo.

Il problema è che il mercato non si accontenta del clima più sereno. Il titolo Stellantis resta sotto pressione e gli investitori chiedono risposte concrete dopo anni segnati da tagli ai costi, tensioni con fornitori e rete commerciale, problemi negli Stati Uniti e una strategia elettrica non sempre convincente. La domanda centrale resta aperta: che cosa sarà Stellantis tra cinque o dieci anni?

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La risposta ufficiale si chiama FaSTLAne 2030, strategia presentata all’Investor Day 2026. Il piano prevede 60 miliardi di euro di investimenti, 60 nuovi modelli entro il 2030, un migliore utilizzo degli stabilimenti, un portafoglio marchi più razionale e un maggiore ricorso a partnership tecnologiche e industriali. Sulla carta, il programma è ambizioso. Ma la vera sfida sarà trasformarlo in una direzione chiara e riconoscibile.

Uno dei passaggi più delicati riguarda i marchi. Stellantis dovrebbe concentrare il 70% degli investimenti di prodotto su Jeep, RAM, Peugeot, Fiat e sulla divisione veicoli commerciali Pro One. Gli altri brand, da Citroën a DS Automobiles, da Alfa Romeo a Lancia, fino a Chrysler e Maserati, avrebbero ruoli più regionali o specializzati. Una scelta pragmatica, ma anche dolorosa, perché ridimensiona l’idea originaria di un gruppo capace di sostenere quattordici marchi globali contemporaneamente.

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Per la Francia, il tema è particolarmente sensibile. Peugeot, Citroën e DS sono parte della storia industriale nazionale, ma Stellantis è formalmente basata nei Paesi Bassi e Filosa appare molto concentrato su Nord America e Italia. Questo alimenta interrogativi politici e industriali.

Filosa ha un vantaggio evidente: non è Tavares. Per molti interlocutori, questo ha già rappresentato un sollievo. Ma il ruolo di “anti-Tavares” non può bastare a lungo. Dopo un anno, non basta più rassicurare: servono risultati, identità e una direzione. Stellantis ha risorse enormi, ma anche una sfida enorme: dare senso comune a marchi molto diversi, senza svuotarli della loro storia.