C’è una certa ironia nel fatto che Carlos Tavares, l’uomo che ha trasformato il contenimento dei costi in una forma d’arte, non riesca a trovare un compratore per le proprie competenze. Da dicembre 2024, da quando Stellantis lo ha accompagnato alla porta, il manager portoghese non ha ricoperto alcun incarico rilevante nel settore che (nel bene e nel male) ha contribuito a ridisegnare.
La carriera di Tavares era stata, fino a quel momento, una sequenza di colpi da manuale. Alla Renault aveva scalato i ranghi fino alla direzione operativa. Poi era arrivata PSA, e lui l’aveva riportato alla redditività con una disciplina quasi militare. Peugeot, Citroën, DS, Opel: tutti allineati, tutti profittevoli. L’acquisizione di Opel era sembrata, a molti osservatori, un capolavoro di tempismo e nervi saldi. Stellantis, la creatura nata dalla fusione con FCA, era parsa per qualche tempo la conferma definitiva di un metodo infallibile.

Poi qualcosa si è rotto, o forse si è rivelato quello che era sempre stato. Il crollo delle vendite, il disastro del motore PureTech da 1,2 litri, una cinghia di distribuzione che si degradava in silenzio mentre i clienti perdevano fiducia, le tensioni con i concessionari, i fornitori, i sindacati. La narrativa del manager inarrestabile ha cominciato a sgretolarsi sotto il peso di problemi concreti e troppo a lungo ignorati. Il licenziamento ufficiale è arrivato l’1 dicembre 2024.
Tavares, dopo l’avventura in Stellantis, aveva annunciato che avrebbe guidato una compagnia aerea. Non se n’è fatto nulla. Secondo alcune fonti, le offerte ci sono state, ma nessuna si è materializzata in qualcosa di sostanziale. Nel frattempo, lui vive in Portogallo, gestisce un’azienda agricola, ha avviato una piccola produzione di Porto nel suo vigneto e ha scritto un libro per spiegare le proprie scelte.

Quando i media lo cercano mette in guardia contro la concorrenza cinese, critica le politiche europee sull’elettrificazione e analizza tendenze che qualcun altro dovrà gestire al suo posto.
Un commentatore, anche autorevole, se vogliamo. Ma pur sempre un commentatore. Nel settore che ha contribuito a costruire, il suo telefono non squilla quanto ci si aspetterebbe.
