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Stellantis, Termoli chiede certezze: il futuro dello stabilimento resta appeso al piano Filosa

A Termoli cresce l’attesa per il confronto tra Antonio Filosa e le Commissioni di Camera e Senato sul futuro dello stabilimento Stellantis. Tra investimenti annunciati, timori sindacali e incertezze occupazionali, restano aperti i nodi su produzione, cambio eDCT, motore ET4 e possibili nuove strategie industriali per il sito molisano.

Stellantis Termoli

A Termoli cresce l’attesa per il confronto tra l’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, e le Commissioni di Camera e Senato. Sul tavolo c’è il futuro dello stabilimento molisano, un sito che da tempo vive sospeso tra annunci, cassa integrazione e richiesta di nuove certezze industriali.

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Termoli aspetta il piano Filosa: sindacati e lavoratori chiedono investimenti, certezze su occupazione e produzione e un futuro industriale chiaro

Il piano che Filosa si prepara a illustrare viene guardato con attenzione, ma anche con prudenza dai sindacati. Le rassicurazioni arrivate finora non bastano a sciogliere i dubbi sul destino produttivo e occupazionale dello stabilimento di Rivolta del Re. Nell’ultimo incontro, i vertici della multinazionale hanno annunciato nuovi investimenti in innovazione in Italia: 5 miliardi di euro entro il 2030. Un impegno importante, accompagnato dalle parole del responsabile Stellantis per l’Europa, Emanuele Cappellano, che ha escluso la chiusura di stabilimenti.

Eppure, a Termoli, le perplessità restano. Da settembre dovrebbe partire la produzione del nuovo cambio eDCT, che a pieno regime potrebbe impiegare circa 350 lavoratori. Un segnale positivo, ma considerato insufficiente da chi teme un ridimensionamento complessivo del sito. A preoccupare è soprattutto il possibile impatto del nuovo stabilimento aperto in Brasile sulla linea del motore ET4, che oggi dà lavoro a circa 550 dipendenti.

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Per questo le organizzazioni sindacali chiedono investimenti mirati in Molise. La Fim Cisl guarda con diffidenza alla partnership con l’industria automobilistica cinese, temendo che possa relegare le fabbriche italiane a un ruolo secondario. La Fiom Cgil rilancia invece la necessità di riaprire il capitolo gigafactory, mentre la Uilm chiede di trasformare Termoli in un punto di riferimento per i motori ibridi o, in alternativa, di ampliare la produzione dei cambi.