Stellantis rilancia Termoli con un investimento da 41 milioni di euro e con l’avvio, dal prossimo 15 settembre, della produzione del cambio eDct destinato ai modelli ibridi del gruppo. Una decisione che apre una nuova fase industriale per il sito molisano, chiamato a ridefinire il proprio ruolo dopo lo stop al progetto di riconversione in gigafactory per batterie portato avanti da Acc, la joint venture che coinvolge Stellantis, Mercedes e TotalEnergies. Allo stesso tempo, però, il nuovo piano non cancella le preoccupazioni sul fronte occupazionale: secondo le organizzazioni sindacali, entro la fine dell’anno gli esuberi potrebbero aggirarsi attorno alle 400 unità su un totale di 1.780 dipendenti.
Dal 15 settembre parte la produzione a Termoli del cambio eDct
Le prospettive dello stabilimento sono state discusse nel corso di un incontro tra i vertici aziendali e i rappresentanti di Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr. Il confronto era particolarmente atteso dopo il tramonto dell’ipotesi gigafactory, che avrebbe dovuto garantire a Termoli una riconversione strutturale legata alla mobilità elettrica. Venuta meno quella prospettiva, il gruppo ha illustrato una strategia alternativa che punta a mantenere una base produttiva significativa nello stabilimento, pur in un quadro di transizione complesso.
Il punto centrale del nuovo programma riguarda proprio il cambio eDct, oggi realizzato a Mirafiori. L’installazione delle linee produttive a Termoli dovrebbe concludersi entro la fine di aprile, mentre tra giugno e luglio sono previste le prime pre-serie. L’avvio effettivo della produzione è invece fissato per metà settembre. A regime, questa nuova attività dovrebbe generare un fabbisogno aggiuntivo di circa 288 lavoratori, un dato che restituisce la portata dell’operazione e richiama, per numero di addetti coinvolti, i livelli che in passato erano legati alla storica produzione del motore Fire.

Accanto al nuovo cambio, Stellantis ha confermato la continuità produttiva dei tre motori oggi realizzati a Termoli. Il Gse continuerà il proprio percorso industriale con un’evoluzione pensata per adeguarlo agli standard ambientali Euro 7, elemento che consente di allungarne l’orizzonte produttivo. Resta poi il V6 destinato ai modelli Maserati, una produzione oggi condizionata da volumi contenuti ma che, secondo l’azienda, potrebbe beneficiare di prospettive di crescita. Infine il Gme, attualmente impiegato a pieno regime, ma legato in misura rilevante all’export verso gli Stati Uniti, aspetto che rende la sua tenuta dipendente anche dall’andamento dei mercati esteri.
Secondo Stellantis, il piano rappresenta una conferma concreta dell’impegno industriale sul sito molisano. Il gruppo ha inoltre assicurato che ai dipendenti Acc coinvolti nel progetto della mancata gigafactory sarà garantita una ricollocazione interna, con l’obiettivo dichiarato di non disperdere competenze e professionalità già presenti nello stabilimento. La gestione della fase di transizione dovrebbe avvenire attraverso strumenti condivisi con le parti sociali, tra cui il contratto di solidarietà e meccanismi di uscita volontaria incentivata, in larga parte collegati ai pensionamenti.
Attualmente il contratto di solidarietà incide su circa il 15% dell’orario di lavoro, ma l’obiettivo indicato dall’azienda è ridurne progressivamente il peso nei prossimi mesi, accompagnando il riequilibrio occupazionale con l’avvio delle nuove attività. Resta però il nodo degli esuberi, che continua a preoccupare i sindacati. Se da un lato l’introduzione dell’eDct e l’aggiornamento del Gse offrono una base di stabilità nel breve periodo, dall’altro non bastano, secondo le sigle sindacali, a garantire una prospettiva pienamente solida e duratura per l’intero stabilimento.

È proprio su questo punto che si concentra la richiesta avanzata a Stellantis: servono ulteriori investimenti e soprattutto nuove assegnazioni produttive capaci di assicurare la piena saturazione degli impianti. Per questo le organizzazioni dei lavoratori guardano con attenzione alla data del 21 maggio, quando il gruppo sarà chiamato a presentare un nuovo piano industriale per l’Italia. Da quel documento, secondo i sindacati, dovranno arrivare indicazioni più precise non solo sul futuro di Termoli, ma sull’intero assetto produttivo nazionale del gruppo.
Il sito molisano si trova così in una fase cruciale. L’investimento annunciato e l’arrivo del cambio eDct segnano senza dubbio un passaggio importante, ma non ancora risolutivo. Termoli resta al centro di una delicata operazione di riconversione industriale, sospesa tra la necessità di difendere l’occupazione e quella di trovare una nuova collocazione all’interno della strategia europea di Stellantis. I prossimi mesi diranno se questo primo intervento sarà sufficiente a trasformare l’incertezza in una prospettiva concreta di rilancio.
