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Dino 206 S: 60 anni per la piccola Ferrari senza cavallino

La Dino 206 S compie 60 anni: una piccola Ferrari senza cavallino, ma con un fascino enorme. Il post ripercorre design, tecnica e carriera sportiva della berlinetta da corsa di Maranello, dalla carrozzeria Drogo al V6 da 2 litri fino ai migliori risultati in pista, tra Sebring, Targa Florio e Nürburgring.

Coppa Floriopoli 2021
La Ferrari Dino 206 S vincitrice del Best of Show

La Dino 206 S è una delle grandi opere d’arte della casa di Maranello. Anche se non porta il marchio Ferrari, la sua provenienza è nota a tutti e si coglie sin dal primo colpo d’occhio. Basta un fugace sguardo ai volumi scultorei della sua carrozzeria per scorgere la connessione con la celebre 330 P3.

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Plasmata, come l’altra, dalle sapienti mani della Carrozzeria Drogo, questa berlinetta da corsa sfoggia una silhouette magnetica e fluida, capace di ammaliare a prima vista. Le sue forme raccolte e sinuose emanano un romanticismo irresistibile.

Nella parte anteriore spiccano le linee tondeggianti, con il muso orientato al suolo, quasi rasoterra, che genera adeguati livelli di carico aerodinamico sui tracciati più veloci. L’abitacolo è avvolto da un parabrezza ampio e curvo, che fende l’aria e dona slancio a tutta la fiancata.

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Alle spalle del pilota ci pensa il roll-bar a dominare la scena, con le sue alchimie eleganti, rese possibili dalle due pinne aerodinamiche di raccordo col cofano motore. Nello specchio di coda sono ancora una volta i volumi morbidi e sinuosi a catturare gli sguardi, completando nel migliore dei modi una composizione che si erge al rango di capolavoro.

Grazie alle sue proporzioni da top model, la Dino 206 S trasuda classe sportiva, facendo intuire la grinta con cui è pronta a divorare l’asfalto dei circuiti di tutto il mondo. Questa magnifica creatura fu il canto del cigno per i prototipi da competizione della casa di Maranello equipaggiati con il frazionamento a 6 cilindri, prima della transizione verso nuove architetture.

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Enzo Ferrari aveva ipotizzato la costruzione di almeno 50 esemplari, ma le tensioni sociali e le agitazioni sindacali del 1966, purtroppo, frenarono bruscamente i piani del Commendatore. Alla fine videro la luce soltanto sedici esemplari (di cui appena tre in configurazione berlinetta, meno bella della Spider). Questa drastica limitazione numerica costrinse la piccola “rossa” a battersi ad armi impari contro bolidi più prestanti e di cilindrata ben più corposa.

Sebbene sui campi di gara, per via dell’handicap prima evidenziato, non raggiunse le vette dorate dei grandi trionfi assoluti, la Dino 206 S ha saputo imprimere il suo nome in modo indelebile nel cuore degli appassionati e dei collezionisti, che la amano in modo viscerale.

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Dal punto di vista ingegneristico, il progetto riprende le fondamenta della precedente 206 P, ma alcuni aggiornamenti mirati ne fanno uno step evolutivo di spessore. Il propulsore V6 da due litri di cilindrata, ottimizzato nei condotti di alimentazione e caratterizzato da nuove camere di combustione dal sapore marcatamente corsaiolo, registra un netto progresso in termini di grinta.

Questo cuore, derivato direttamente da quello delle monoposto di Formula 1, metteva sul piatto 218 cavalli a ben 9.000 giri al minuto nella configurazione iniziale, su un peso a vuoto di soli 580 chilogrammi. Nello step finale la dotazione energetica crebbe fino a 240 cavalli, grazie all’adozione di un maggior numero di valvole e all’innesto dell’iniezione meccanica Lucas al posto dei classici carburatori.

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Il telaio a traliccio di tubi d’acciaio della Dino 206 S, irrigidito da pannelli in alluminio rivettati, assicura una rigidità torsionale eccellente e una precisione direzionale millimetrica. Nonostante le premesse tecniche straordinarie, il cammino di questa creatura di Maranello fu costellato da piccoli e beffardi colpi del destino che ne appannarono in parte il palmarès, persino nelle cronoscalate, dove la “rossa” in esame si dimostrava affilata e tagliente come la lama di un rasoio.

Dino 206 S: carriera sportiva

Il battesimo ufficiale del modello avvenne alla 12 Ore di Sebring nel marzo del 1966: affidata alle cure di Lorenzo Bandini e Ludovico Scarfiotti, la Dino 206 S tagliò il traguardo soltanto al quinto posto. Successivamente, alle 1000 km di Monza e alla Targa Florio, la pioggia incessante mise a dura prova la meccanica e la pazienza degli equipaggi, ostacolati da noie banali ma fastidiose, come il malfunzionamento dei tergicristalli.

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Ciononostante, tra le curve della Sicilia, la vettura pilotata da Jean Guichet e Giancarlo Baghetti conquistò uno straordinario e meritatissimo secondo posto. Anche nel Campionato Italiano della Montagna, la vettura emiliana dimostrò doti dinamiche eccezionali.

Fra i tornanti che si arrampicano verso le vette, la Dino 206 S condotta dall’esperto Scarfiotti diede spettacolo, lottando strenuamente per la corona prima di cedere il passo per un soffio alla Porsche di Gerhard Mitter a fine stagione.

Tra gli acuti più fulgidi di questa piccola “belva” spicca senza dubbio il formidabile secondo posto assoluto conquistato alla 1000 chilometri del Nürburgring — dietro soltanto a una mastodontica Chaparral — ancora una volta con la coppia Scarfiotti-Bandini al volante. Al secondo posto la vettura gemella di Pedro Rodríguez e Richie Ginther.

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Il mito attuale della Dino 206 S è una testimonianza eterna di come la grandezza di un’auto non si misuri soltanto con le vittorie, ma con il batticuore che sa regalare al pubblico. E questa “rossa” è molto generosa in tal senso!

Scheda tecnica Dino 206 S

Motore

  • Motore: posteriore, longitudinale, 6V 65°
  • Alesaggio e corsa: 86 x 57 mm
  • Cilindrata unitaria: 331,10 cm3
  • Cilindrata totale: 1986,60 cm3
  • Rapporto di compressione: 11:1
  • Potenza massima: 162 kW (220 CV) a 9000 giri al minuto
  • Potenza specifica: 111 CV/l
  • Coppia massima: –
  • Distribuzione: bialbero, 2 valvole per cilindro
  • Alimentazione: iniezione indiretta Lucas
  • Accensione: mono, 1 spinterogeno
  • Lubrificazione: carter secco
  • Frizione: bidisco

Autotelaio

  • Telaio: tubolare in acciaio
  • Sospensioni anteriori: indipendenti, quadrilateri trasversali, molle elicoidali, ammortizzatori telescopici, barra stabilizzatrice
  • Sospensioni posteriori: indipendenti, quadrilateri trasversali, molle elicoidali, ammortizzatori telescopici, barra stabilizzatrice
  • Freni: a disco
  • Cambio: 5 rapporti + RM
  • Sterzo: pignone e cremagliera
  • Serbatoio carburante: capacità 100 l
  • Pneumatici anteriori: 5.50 x 13
  • Pneumatici posteriori: 7.00 x 13

Carrozzeria

  • Tipo di carrozzeria: spider, berlinetta, 2 posti
  • Lunghezza: 3875 mm
  • Larghezza: 1680 mm
  • Altezza: 985 mm
  • Passo: 2280 mm
  • Carreggiata anteriore: 1392 mm
  • Carreggiata posteriore: 1414 mm
  • Peso: 580 kg a vuoto

Prestazioni

  • Velocità massima: 270 km/h
  • Accelerazione 0-100 km/h: –

Fonte | Ferrari