A Mirafiori si produrranno meno Fiat 500 Hybrid al giorno, ma Stellantis allontana l’idea di un taglio legato soltanto alla domanda del mercato. La riduzione, secondo quanto comunicato dall’azienda, nasce dai problemi nelle forniture dei componenti provocati dalla crisi internazionale che interessa lo Stretto di Hormuz, nodo strategico per il commercio e per le rotte globali.
Stellantis riduce la produzione della 500 Hybrid a Mirafiori per problemi di forniture, allunga le ferie estive e rassicura sui posti di lavoro
Il nuovo ritmo produttivo dello stabilimento torinese scenderà a 400 vetture al giorno, circa 40 in meno rispetto alla programmazione precedente. Una scelta che, nelle parole del gruppo, serve a evitare il rischio di lasciare auto incomplete in fabbrica per mancanza di pezzi. Da qui anche la decisione di allungare le ferie estive degli operai: ad agosto lo stop passerà da due a tre settimane.
La precisazione di Stellantis è netta: “Mirafiori non è in crisi”. I contratti a tempo determinato legati alle nuove assunzioni non sarebbero quindi in discussione e, almeno per ora, non si parla di un nuovo ricorso alla cassa integrazione. Un messaggio pensato per contenere le preoccupazioni attorno a uno stabilimento che resta uno dei simboli industriali di Torino e dell’auto italiana.

È però difficile ignorare l’altro lato della vicenda. La Fiat 500 Hybrid non sta ancora viaggiando sui numeri immaginati. L’obiettivo evocato era ambizioso, con 100 mila unità all’anno, anche alla luce delle circa 400 assunzioni a tempo determinato. Emanuele Cappellano, responsabile Europa del gruppo, ha spiegato che molto “dipende dal mercato”, lasciando intendere che la domanda resta un fattore decisivo.

Su Mirafiori, quindi, si intrecciano due piani: da una parte le difficoltà internazionali nelle forniture, dall’altra l’attesa per capire se la 500 Hybrid riuscirà davvero a dare continuità produttiva allo stabilimento. Molto potrebbe chiarirsi mercoledì 17 giugno, quando Antonio Filosa, amministratore delegato di Stellantis, sarà ascoltato in Parlamento anche sul futuro degli impianti italiani.
