Nel 2003 Fiat era pronta a salutare una delle sue auto più amate e riconoscibili. La Panda originale, nata nel 1980, aveva attraversato più di vent’anni di storia automobilistica diventando una presenza familiare sulle strade europee: semplice, economica, robusta, quasi essenziale nella sua filosofia.
Ma all’inizio degli anni Duemila il mercato chiedeva altro. Servivano più comfort, più sicurezza, più tecnologia e un’immagine capace di parlare a una nuova generazione di automobilisti. Per questo, a Torino, era già stata preparata una city car completamente nuova. Solo che non avrebbe dovuto chiamarsi Panda. Il nome scelto era Fiat Gingo.
Fiat Gingo fu fermata da Renault e trasformata all’ultimo momento nella Panda 2003, con dotazioni, motori e storia curiosa.
Breve, moderno, facile da ricordare. Un nome pensato per segnare una cesura con il passato e raccontare un modello diverso, più maturo e più vicino agli standard del momento. La vettura, conosciuta internamente con il codice 169, venne presentata al Salone dell’Automobile di Ginevra nel marzo 2003. Pur mantenendo un’impostazione pratica e razionale, la nuova utilitaria era cresciuta rispetto alla prima Panda: misurava 354 centimetri in lunghezza e 153 in altezza, con proporzioni più moderne e un abitacolo decisamente più curato.
Fiat aveva già predisposto tutto per il lancio. I badge metallici con il nome Fiat Gingo erano pronti, così come la documentazione, i materiali promozionali e alcune vetture dimostrative. L’arrivo nelle concessionarie era previsto per settembre dello stesso anno. Poi, quando il debutto sembrava ormai vicino, arrivò la contestazione di Renault. Il costruttore francese ritenne che il nome Gingo fosse troppo simile a Twingo, la sua piccola urbana già conosciuta dal pubblico europeo, e sostenne che quella somiglianza avrebbe potuto creare confusione tra i clienti.

La vicenda finì in tribunale e Fiat decise di non proseguire lo scontro. Il progetto dell’auto rimase intatto, ma il nome venne cambiato all’ultimo momento. Così la Gingo diventò Fiat Panda, inaugurando la prima generazione di un modello già entrato nell’immaginario collettivo. Una scelta nata da una necessità, ma che si rivelò fortunata: il nome Panda era forte, riconoscibile e ancora molto amato.
La nuova city car portava comunque con sé un netto salto di qualità. La gamma prevedeva motori benzina 1.1 da 55 CV, 1.2 da 60 CV e 1.2 16V da 80 CV, oltre al diesel 1.3 Multijet da 70 CV. Anche le dotazioni raccontavano il cambio di passo: leva del cambio rialzata sulla console centrale, tetto panoramico Skydome, cambio Dualogic e fino a sei airbag.
Di quella Fiat Gingo rimangono oggi pochissime tracce. Alcuni esemplari, già realizzati prima del cambio di nome, furono utilizzati come veicoli sponsorizzati durante il Tour de France 2003. Sono diventati piccoli pezzi da collezione, testimonianze rare di un’auto che era pronta a nascere con un’identità diversa, ma che finì per diventare una delle Panda più importanti della storia Fiat.
