Nel mondo dell’auto non capita spesso che un grande costruttore guardi al proprio passato senza filtri. Ancora più raro è che lo faccia uno dei suoi uomini simbolo. Ralph Gilles, capo del design di Stellantis e volto storico dell’universo Chrysler, ha scelto invece la strada più diretta: ammettere che, negli anni Duemila, gli interni di molte vetture del gruppo erano lontani dagli standard che il mercato si aspettava.
Ralph Gilles ammette gli errori di Chrysler e spiega come interni, materiali e UX siano diventati il nuovo focus di Stellantis
Durante una visita alla sede nordamericana di Stellantis, Gilles è tornato con lucidità al periodo che precedette il fallimento di Chrysler del 2009. Un’epoca difficile, segnata da prodotti spesso criticati per materiali poveri, finiture poco curate e abitacoli incapaci di reggere il confronto con la concorrenza. La sua definizione è stata brutale, ma efficace: quegli abitacoli avevano una qualità “da pistola ad acqua”.
La consapevolezza, ha raccontato Gilles, arrivò osservando da vicino un’Audi A4 della generazione B7. Il confronto fu impietoso. Da una parte interni curati, solidi, piacevoli al tatto; dall’altra plance e pannelli che trasmettevano un’idea di economicità. “Perché le nostre sembrano di plastica e le loro sono così belle?”, si chiese allora il designer. Una domanda semplice, ma sufficiente a far scattare una reazione.

Da quella frustrazione nacque un cambio di passo. Gilles contribuì alla creazione di uno studio dedicato agli interni e spinse i team più giovani a trasformare l’abitacolo da punto debole a terreno di riscatto. Uno dei primi risultati concreti fu il Ram 1500 del 2009, modello che segnò una svolta nella percezione qualitativa del marchio.
Da allora, il gruppo ha percorso molta strada. I modelli Jeep, Ram e Chrysler più recenti hanno ricevuto giudizi decisamente migliori per design, materiali e comfort degli abitacoli. La Jeep Wagoneer, per esempio, mostra quanto il gruppo abbia imparato dai propri errori. Tanto che oggi, paradossalmente, secondo Gilles il rischio è l’opposto: esagerare con dotazioni e specifiche nel tentativo di stupire a ogni costo.

La nuova frontiera, però, non riguarda più soltanto plastiche morbide e cuciture a vista. Conta sempre di più l’esperienza digitale. Dopo la fusione tra PSA e FCA, Stellantis disponeva di appena quattro designer UX; oggi sono oltre 180. Un segnale chiaro: il futuro dell’abitacolo si gioca tra schermi, infotainment e interazioni intuitive. Ma tutto nasce da una lezione imparata nel modo più duro: riconoscere un errore è il primo passo per non ripeterlo.
