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Kia e Stellantis in Malesia, nemici di mercato ma soci di produzione

Kia e Stellantis firmano un accordo in Malesia per assemblare Sportage e Carnival nello stabilimento di Gurun.

stellantis e kia Gurun

Gurun, stato di Kedah, in Malesia. Uno stabilimento da 140 acri, operativo dal 2021, oltre 400 dipendenti, certificazione ISO 9001. È qui che Kia ha deciso di piantare la sua bandierina malese, firmando un protocollo d’intesa con Stellantis Malaysia per l’assemblaggio a contratto di veicoli CKD, Completely Knock Down, ovvero vetture spedite in kit e montate in loco. Un accordo che sulla carta vale molto.

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I modelli coinvolti, almeno in questa prima fase, sono lo Sportage e il Carnival. La produzione dovrebbe partire nel terzo trimestre del 2026, con una doppia vocazione: rifornire il mercato interno malese e alimentare le esportazioni verso i clienti ASEAN della regione. Una mossa che guarda all’intero Sud-Est asiatico come mercato di sbocco.

Lo stabilimento di Gurun non è nuovo al lavoro. Stellantis lo utilizza già per la propria produzione, e l’infrastruttura è progettata per gestire più modelli e motorizzazioni in parallelo. Per Kia, affidarsi a una struttura già rodata significa bruciare le tappe senza costruire da zero, riducendo i rischi e contenendo i costi. La logica è quella della localizzazione produttiva: essere presenti sul territorio e usare la filiera locale.

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Hyung Ho Kim, Presidente e AD di Kia Malaysia, ha inquadrato l’operazione con parole chiave come ritorno, ricostruzione e riposizionamento. Tre parole che, messe insieme, raccontano anche una storia di presenza discontinua, di un marchio che in Malesia non ha sempre brillato.

Quel che è certo è che l’accordo è pensato per crescere. Oltre a Sportage e Carnival, la produzione si estenderà ad altri modelli man mano che verranno introdotti sul mercato. Una clausola di espansione che suona come un impegno a lungo termine, quasi una promessa di Kia. Inevitabile aspettare il 2026 per capire se i ritmi di produzione reggeranno le ambizioni dichiarate. Il Sud-Est asiatico non perdona chi arriva con le fanfare e poi rallenta.

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