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La Borsa non ha preso troppo bene il design della Ferrari Luce

Ferrari Luce è ufficiale: prima elettrica del Cavallino, design firmato Jony Ive, cinque posti e un crollo in Borsa dell'8%.

ferrari luce

Le azioni Ferrari hanno perso fino all’8,1% a Milano il giorno dopo la presentazione della Luce. Non è un dettaglio marginale, dimostra quanto questa macchina abbia diviso il mondo, ancora prima che qualcuno ci salga sopra.

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La Luce è la prima Ferrari elettrica della storia. Cinque posti, design radicale affidato a LoveFrom, la società dell’ex responsabile del design Apple, Sir Jony Ive, e una rottura così netta con il passato da aver fatto venire il mal di stomaco a buona parte degli investitori. A Wall Street, il titolo ha aperto martedì mattina con un -4,6%, portando il passivo da inizio anno al 30,2%. A Piazza Affari la situazione non è andata meglio, con quel -8,1% di metà giornata poi parzialmente recuperato fino al -5,3% oggi.

I fan sarebbero dunque delusi perché ritengono che l’elettrico diluisca l’identità di una casa che ha costruito il proprio mito sul concetto di supercar. Gli investitori, dal canto loro, guardano con preoccupazione ai costi di ricerca e sviluppo che un progetto simile inevitabilmente porta con sé. Per alcuni analisti di settore, la Luce rappresenta la deviazione più marcata dalla filosofia del marchio che si sia mai vista. Non una recensione entusiastica.

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L’amministratore delegato Benedetto Vigna, invece, la legge come l’inizio di un nuovo capitolo. Ha dichiarato che Ferrari si aspetta che la Luce attragga sia i clienti storici che un pubblico nuovo. Ottimismo comprensibile, forse necessario. Ma la distanza tra la narrativa del management e la reazione del mercato dice molto su quanto questa scommessa sia ad alto rischio.

Probabilmente la Luce è un’auto grandiosa, a modo suo, diversa, provocatoria, costruita da chi sa disegnare oggetti che cambiano il modo in cui le persone li vivono. Ferrari ha però scelto di prepararsi a qualsiasi futuro possibile, elettrico, termico o ibrido, accettando di pagare il prezzo della discontinuità adesso. Che quella discontinuità abbia le firme di Jony Ive e di 880 volt lo rende tutto più affascinante e, al contempo, molto più difficile da digerire.

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