BYD ha un piano preciso per l’Europa e passa per gli scheletri industriali che il Vecchio Continente ha accumulato negli ultimi anni. Stando a un rapporto Bloomberg, il colosso cinese ha avviato contatti con diverse case automobilistiche europee, Stellantis in testa, per rilevare stabilimenti di produzione inattivi.
Il vicepresidente esecutivo Stella Li ha confermato che l’azienda sta valutando acquisizioni dirette in Italia e in altre località europee, puntando esplicitamente alla capacità produttiva inutilizzata già presente sul territorio.

BYD vuole gestire questi stabilimenti in modo indipendente, senza joint venture, senza soci locali che rallentino le decisioni. Un approccio che dice molto su come Shenzhen guarda all’Europa. Un’opportunità industriale da cogliere dove altri, in questo caso Stellantis su tutti, hanno lasciato spazio vuoto.
Il timing non è casuale. Sul mercato cinese la guerra dei prezzi si sta intensificando, e BYD accelera l’espansione estera come valvola di sfogo naturale. In Europa le vendite crescono, e l’aumento dei prezzi del carburante legato alle tensioni in Medio Oriente ha riacceso un interesse per l’elettrico che nei mesi scorsi sembrava essersi raffreddato. Il mercato si muove, e BYD si muove con lui.
Nel frattempo Stellantis si trova a gestire una situazione problematica. Da un lato tratta con BYD per cedere capacità produttiva, dall’altro espande la collaborazione con Leapmotor, prevedendo di utilizzare due stabilimenti spagnoli, uno Fiat, uno Peugeot, per la produzione dei veicoli elettrici del marchio cinese. Due operazioni distinte, con stessa logica. Bisogna trasformare il peso morto degli impianti fermi in qualcosa che generi ancora valore.

Sullo sfondo c’è anche Denza, il marchio premium di BYD destinato all’Europa. I piani di reclutamento aggressivo di talenti dalla concorrenza e l’ingresso previsto nel mercato britannico entro fine anno indicano che l’operazione non è solo industriale. BYD non vuole soltanto produrre in Europa. Vuole vendere con un’identità europea.
