Ferrari ha registrato il nome FX-100, nelle varianti con e senza trattino, nel database dei marchi italiani. Una mossa silenziosa che però nella cultura Ferrari raramente è priva di significato.
Il nome apre due piste di lettura. La prima è storica. La Ferrari FX fu una 512 costruita in serie limitatissima per il Sultano del Brunei, sette esemplari con motore Testarossa a 12 cilindri contrapposti e cambio sequenziale a sette marce firmato Williams F1. Non proprio un vero precedente industriale.

La seconda pista è più concreta e porta direttamente al programma FXX, quella serie di vetture da pista, prodotte in numero ristrettissimo, nate per testare e perfezionare tecnologie destinate poi all’intera gamma. Un laboratorio su ruote con la targa del Cavallino.
Il programma ha una genealogia precisa. La FXX del 2005, derivata dalla Enzo con motore potenziato e telemetria avanzata; la 599XX, basata sulla 599 GTB con pacchetto aerodinamico più aggressivo e freni carboceramici allora di nuova generazione; la FXX-K del 2015, sviluppata sulla LaFerrari con un sistema di recupero dell’energia cinetica mutuato dalla Formula 1. La prima versione stradale di questo filone è arrivata solo nel 2023, con la SF90 XX Stradale, guidabile su strada, ma pensata per un altro pianeta.

Una nuova FXX avrebbe quindi una logica. Forse una variante estrema della F80, l’ultima ammiraglia presentata nel 2024. Ma c’è un’altra lettura. Il Cavallino ha una consuetudine consolidata con gli anniversari. La F40 per i quarant’anni, la F50 per i cinquanta, la F70 come denominazione interna della LaFerrari. La SF90 è arrivata nel 2019 per i novant’anni dalla fondazione del team di corse; la F80 nel 2024 per gli ottant’anni della casa automobilistica. Il centesimo anniversario della Scuderia Ferrari cade nel 2029. Ferrari difficilmente lascerebbe passare una data simile senza una vettura da ricordare.
FX-100, 2029, cento anni dalla fondazione della Scuderia. I conti tornano. Detto questo, una registrazione di marchio non è una conferma di produzione: Ferrari protegge i nomi come altri proteggono i brevetti, spesso senza alcuna intenzione immediata di utilizzarli. Intanto, l’ipotesi resta abbastanza solida.
