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Dodge Charger Daytona, svalutazione da brivido per la muscle car elettrica

La Dodge Charger Daytona perde 50.000 dollari di valore in un anno: Edmunds documenta un'esperienza utente da dimenticare.

Dodge Charger Daytona EV

Si possono bruciare la bellezza di cinquantamila dollari in dodici mesi, su un’auto da 85.000? Evidentemente sì, perché è questa la storia della Dodge Charger Daytona Scat Pack del 2024. Quella documentata da Edmunds lo dice senza peli sulla lingua: la muscle car elettrica affronta una svalutazione brutale.

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La stessa piattaforma ha comprato l’auto, l’ha guidata per un anno e circa 11mila chilometri, poi l’ha rivenduta a 35.000 dollari. Svalutazione del 59% in dodici mesi. I veicoli elettrici perdono mediamente il 59% del valore in cinque anni. La Charger ne ha impiegato uno. Un primato di cui Stellantis farebbe volentieri a meno.

Dodge Charger Daytona EV

Il crollo non è casuale, e i motivi non sono difficili da trovare. I collaudatori di Edmunds hanno riempito il libretto di bordo con delusione, frustrazione, odio. Parole dure per qualsiasi prodotto, devastanti per una muscle car da 85.000 dollari.

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L’elenco dei problemi è lungo. Lo schermo dell’infotainment si blocca con regolarità. La telecamera posteriore funziona quando vuole. La radio cambia stazione da sola. Il climatizzatore fa rumore. I motori elettrici producono un tonfo a ogni avvio. Il raggio di sterzata, secondo Edmunds, è “problematicamente pessimo”. E poi c’è la questione più seria: episodi di accelerazione indesiderata che Dodge giustifica con una funzione chiamata “Drive by Brake”. La batteria da 12 volt, componente di affidabilità consolidata, si è guastata prematuramente.

Dodge Charger Daytona EV

Una Charger che annoia è una contraddizione. Il pubblico naturale di questo modello, quello che compra per il brivido e per l’eredità del marchio, si è trovato davanti a un’auto elettrica che imita (male) l’emozione termica.

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Si legge su Edmunds: “La Charger è stata una grande e costosa delusione. Non sentiremo la mancanza di quest’auto nella nostra flotta”. Vedere una testata specializzata esprimere sollievo per essersi liberata di un’auto è, per un produttore, un segnale difficile da ignorare.