Jeff Hines ha lasciato Stellantis. Oltre vent’anni di casa, poi la porta. Le ragioni? Non pervenute. La portavoce Jodi Tinson ha liquidato la questione con un comunicato “classico”, per così dire: ringraziamenti di rito, auguri di successo, silenzio su tutto il resto.
Non è un caso isolato. Appena 48 ore prima, era toccato a Jeff Kommor, storico responsabile delle vendite USA, annunciare il proprio pensionamento. Al suo posto arriva Michael Orange, prelevato direttamente da Hyundai. Un segnale che Filosa non si accontenta di rimescolare le carte interne, ma cerca facce nuove, mentalità diverse, aria che non sappia di gestione Tavares.

Da quando Antonio Filosa ha preso in mano le redini del gruppo, succedendo a Tavares, dimessosi a fine 2024 dopo un triennio turbolento, Stellantis non ha smesso di rimescolare la propria struttura. L’ordine di rientrare in ufficio cinque giorni su cinque, imposto a gennaio, è stato solo il segnale più visibile di un cambio di cultura che sta attraversando ogni piano dell’organigramma.
Il 21 maggio il gruppo svelerà il nuovo piano strategico, nel tentativo di rimettere insieme i cocci di anni di perdita di quote di mercato. Il cantiere è aperto, e i colletti bianchi sembrano vivere tutti in precario equilibrio.
Hines, prima di guidare Stellantis Pro One, la divisione dedicata alle flotte aziendali, era stato presidente delle operazioni canadesi del gruppo. E proprio lì aveva lasciato un dossier scomodo aperto sul tavolo. Nell’ottobre del 2025, Stellantis aveva deciso di spostare la produzione della Jeep Compass da Windsor, Ontario, a Belvidere, Illinois, tradendo di fatto gli accordi presi con Ottawa.

La reazione fu immediata e furiosa: dipendenti, sindacati e politici canadesi si ritrovarono uniti da una stessa, legittima indignazione. Hines lasciò la guida delle operazioni canadesi poco dopo, passando alla direzione della flotta. Una promozione o, meglio, una ricollocazione strategica.
