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Stellantis, in Europa scatta l’allarme fabbriche: troppi impianti, troppo poche auto

Oltre 3,5 milioni di vetture di capacità inutilizzata e 14 stabilimenti su 24 sotto quella soglia del 50%

Stellantis Tychy

Stellantis si trova in questo momento davanti a una delle questioni più delicate per un costruttore automobilistico: avere troppi impianti rispetto alle auto che il mercato oggi riesce ad assorbire. A fotografare il problema è un’analisi di AlixPartners, secondo cui il gruppo dispone in Europa di una capacità produttiva di circa 6,5 milioni di auto l’anno, ma i suoi stabilimenti lavorano mediamente solo al 46%. In pratica, una parte molto consistente del potenziale produttivo resta inutilizzata.

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A fotografare il problema di Stellantis è un’analisi di AlixPartners

Tradotto in numeri, significa oltre 3,5 milioni di vetture di capacità inutilizzata e 14 stabilimenti su 24 sotto quella soglia del 50% che, in genere, viene considerata critica per la sostenibilità industriale di un impianto. È un dato che fa capire bene la portata del problema e che spiega perché Stellantis abbia già iniziato a prendere decisioni pesanti sul piano produttivo.

Tra queste c’è, per esempio, la fine dell’assemblaggio di veicoli nello stabilimento di Poissy, vicino a Parigi, prevista entro la fine del 2028. Non si tratta di una scelta isolata, ma di un segnale chiaro di una strategia più ampia con cui il gruppo guidato da Antonio Filosa sta cercando di ridurre la sovraccapacità che oggi grava sui suoi siti europei.

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Stellantis Sochaux

Le ragioni di questa situazione sono diverse e si sommano tra loro. C’è innanzitutto una domanda più debole rispetto alle attese, ma anche una pressione sempre maggiore da parte dei costruttori cinesi, che stanno entrando in Europa con modelli più accessibili e competitivi. A questo si aggiunge una transizione verso l’elettrico che procede, ma non con la velocità che molti avevano immaginato. Il risultato è che diverse fabbriche, pensate per volumi più alti, oggi lavorano ben al di sotto delle loro possibilità.

Il punto, però, è che il problema non riguarda solo Stellantis. Secondo la stessa analisi, in Europa gli impianti automobilistici nel loro complesso lavorano in media al 55% della capacità, e sul continente ci sarebbero addirittura otto stabilimenti in eccesso rispetto alla domanda attuale. Questo rende la situazione ancora più significativa, perché racconta un disagio industriale che coinvolge l’intero settore.

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Eppure il paradosso è proprio qui: Stellantis, sul fronte commerciale, sta anche mostrando segnali di miglioramento. Nel primo trimestre del 2026 le vendite nell’UE30 sono cresciute del 5%, mentre la quota di mercato è salita al 17,5%. Sono numeri positivi, ma non sufficienti a riequilibrare una struttura produttiva che continua a essere troppo ampia rispetto ai volumi reali.

fiat 500 hybrid

Per questo motivo, il tema oggi non è soltanto vendere qualche auto in più. La vera questione è capire come ridisegnare in modo sostenibile la presenza industriale in Europa. Ed è qui che il percorso si fa più difficile, perché ogni scelta su uno stabilimento significa toccare lavoro, territorio, investimenti e prospettive future. Per Stellantis, come per molti altri costruttori, si sta aprendo una fase in cui non basterà parlare di rilancio commerciale: bisognerà anche affrontare, con realismo, il peso di una rete produttiva costruita per un mercato che nel frattempo è cambiato.

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