Poissy, Yvelines, Francia. Fine della produzione automobilistica entro il 2028. Lo ha comunicato Eric Haan, direttore dello stabilimento Stellantis, durante una riunione del Consiglio di fabbrica. Nessun colpo di scena, in realtà, era nell’aria da tempo.
Il sito, fondato nel 1938, ha già ridotto la sua produzione a 89.500 unità nel 2025, quasi la metà rispetto alle 145.000 di appena due anni prima. Quattrocento veicoli al giorno, di cui meno del 5% erano DS3, il compatto lanciato nel 2018 e mai davvero decollato, e il resto Opel Mokka, il cui ciclo produttivo si concluderà a dicembre 2028.

Stellantis ci tiene a precisare che lo stabilimento non chiude, si trasforma. Investimenti per 100 milioni di euro sono stati annunciati, di cui 20 milioni destinati a una nuova pressa per la produzione di componenti stampati. Seguiranno attività di ricondizionamento e conversione di veicoli. Sui 1.925 dipendenti attuali, il gruppo garantisce 1.000 posti entro il 2030. Gli altri? L’età media dello stabilimento si aggira sui 54-55 anni. Come sottolinea il rappresentante CFTC Frédéric Lemayitch, molti vogliono semplicemente andarsene.
Il dato che brucia davvero è un altro. Negli anni Ottanta, a Poissy lavoravano 24.000 persone. Oggi sono 1.925. Un ridimensionamento di dodici volte che racconta la parabola discendente di un’intera industria.
Poissy è l’ultimo stabilimento automobilistico rimasto nella regione di Parigi. Prima di lei, Citroën aveva chiuso Aulnay nel 2014, Renault Flins nel 2024. Prima ancora, Javel nel 1975, Levallois nel 1988, Billancourt nel 1992. Una mappa industriale che si cancella pezzo per pezzo.

Il problema strutturale è noto e ha un prezzo preciso: il costo orario del lavoro in Francia è di 32,50 euro, contro i 23 della Spagna e i 6-7 del Marocco, dove Stellantis sta investendo per costruire il suo primo stabilimento europeo.
I numeri nazionali confermano il disastro. La produzione automobilistica francese è crollata da 3,66 milioni di unità nel 2004 a 1,46 milioni nel 2024. Dal 2019, il settore ha perso 40.000 posti di lavoro e accumulato un deficit commerciale di 135 miliardi di euro. Quest’anno, secondo le previsioni, si supereranno i 150 miliardi.
