Da Bologna parte l’affondo più netto del governo contro la stagione targata Carlos Tavares in Stellantis. In occasione della presentazione del rapporto sulla Motor Valley, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha liquidato l’operato dell’ex ceo con parole pesantissime: una gestione “fallimentare”, incapace di avvicinarsi anche solo lontanamente al traguardo del milione di auto prodotte in Italia. Una bocciatura totale, che archivia simbolicamente un’era industriale già finita sotto il peso dei risultati.
L’era Tavares? Per il Ministro Urso il flop è evidente nei numeri e nei bilanci
Per Urso, il verdetto non è politico ma industriale: “Il flop sta nei bilanci, nei numeri”, ha detto, sintetizzando una critica che dentro Stellantis era già emersa nelle recenti ammissioni sui “errori del passato” e sulle “crescite insostenibili” richiamate dall’attuale ceo Antonio Filosa e dal presidente John Elkann. Il bersaglio, però, è soprattutto la strategia impressa da Tavares, accusata di aver puntato in modo troppo rigido sull’elettrico, trascurando il reale andamento del mercato e le specificità della manifattura italiana.
Secondo il ministro, quella linea è stata radicalmente corretta dall’esecutivo, che ha spinto per riportare negli impianti di Torino e Melfi piattaforme dedicate anche ai modelli ibridi, ritenuti più coerenti con la fase di transizione del settore. Il messaggio rivolto alla nuova governance di Stellantis è chiaro: la rotta non dovrà più inseguire visioni astratte, ma restare ancorata alla sostenibilità produttiva e alla domanda reale. Un orientamento che troverà una prima verifica nel piano strategico che il gruppo presenterà all’Investor Day del 21 maggio.

L’attacco di Urso si allarga poi al Green Deal europeo, definito ormai “inattuale” in uno scenario segnato da guerre commerciali e conflitti. Per il ministro, insistere su quella che chiama “utopia ambientale” senza difendere l’industria continentale rischia di trasformarsi in una scelta autolesionista. Da qui la proposta italiana di inserire il principio del “Made in Europe” nell’Industrial Act.
E se Stellantis non dovesse garantire il target produttivo, il governo è pronto ad aprire ad altri investitori, compresi i gruppi cinesi. Sullo sfondo resta anche il nodo energia, con la spinta su Transizione 5.0 e il rilancio del nucleare civile attraverso una newco con Ansaldo Nucleare, Enel e Leonardo.
