Renault e Stellantis si sono presentati davanti a una commissione parlamentare francese. con deputati di LFI, PCF e Rassemblement National. portando quello che ogni azienda porta quando le cose non tornano del tutto, ovvero i dati buoni.
Renault ha messo sul tavolo un aumento del 5% della produzione in Francia entro il 2025, superiore alla crescita delle vendite globali, e 14 miliardi di euro di investimenti in cinque anni. Ha citato la Renault 5 elettrica, assemblata a Douai con motore prodotto a Cléon, come prova vivente che un’industria francese del veicolo elettrico può esistere. Stellantis ha risposto con i propri numeri: 39.000 dipendenti, 12 siti industriali, 2,5 miliardi di euro investiti ogni anno nel Paese.

Cifre solide. Che però non rispondono alla domanda che conta. Come sarà la produzione automobilistica francese fra dieci anni? Un dilemma che fa tremare il Tricolore (non solo quello con il blu).
La risposta che entrambi i gruppi hanno offerto è semplice e, in parte, onesta. Alle solite, non c’è domanda. Il mercato europeo viaggia ancora con un deficit di circa 3 milioni di veicoli l’anno rispetto ai livelli pre-pandemia del 2019. Quello francese ha lasciato sul campo il 25% dei volumi dal 2020.
I veicoli elettrici, che dovrebbero colmare il vuoto lasciato dai termici, faticano a decollare perché, come ha sottolineato Stellantis, un elettrico europeo costa ancora circa 10.000 euro in più rispetto a un equivalente a combustione interna. Di qui la richiesta comune di mantenere gli incentivi all’acquisto, allentare la pressione normativa europea.

La Piattaforma francese dell’industria automobilistica ad aver messo i piedi nel piatto. Il suo rappresentante, Nicolas le Bigot, ha smesso di usare l’eufemismo: “Avremo ancora un’industria automobilistica domani?”. La risposta implicita nei numeri è inquietante: un milione di veicoli persi nella produzione francese dal 2020, 40.000 posti di lavoro già scomparsi dal 2019, altri 75.000 considerati a rischio entro il 2035.
Renault e Stellantis investono, è vero. Ma investire non significa non tagliare: la riduzione del 15-20% del personale tecnico annunciata da Renault, per quanto presentata come semplice “adeguamento organizzativo”, dice qualcosa di molto preciso sulla direzione reale. La transizione elettrica è costosa, è lenta, e gli stabilimenti francesi non sono al sicuro da ulteriori riorganizzazioni. La verità non sta nelle slide presentate ai parlamentari. Sta nel mezzo, in quel territorio scomodo dove non c’è né il crollo immediato né la situazione sotto controllo.
