Xiaomi arriva in Europa nel 2027, un Paese europeo in pole per la produzione

Xiaomi punta all’Europa entro il 2027 con SU7 e YU7, e la Spagna vuole essere la sua base produttiva. Sánchez ha incontrato il CEO Lei Jun.
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La Cina bussa alla porta dell’Europa, e questa volta non arriva su un cargo: arriva con un primo ministro che fa anticamera a Pechino. Pedro Sánchez ha incontrato Lei Jun, fondatore e CEO di Xiaomi, nella sede centrale dell’azienda, con un messaggio tutt’altro che vago. Obiettivo primario, far produrre in Spagna le vetture Xiaomi per l’Europa.

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Xiaomi nel Vecchio Continente è questione di quando, non di se. Il marchio cinese, quello che in pochi anni ha trasformato la telefonia di massa e ora vuole fare lo stesso con le quattro ruote, punta a stabilirsi sul mercato europeo entro il 2027. Le vetture in rampa di lancio sono la berlina SU7 e il SUV YU7, più eventuali altri modelli annunciati nella recente presentazione della strategia di espansione globale del brand.

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Sánchez non si è limitato alle strette di mano. Ha incontrato anche Xi Jinping, declinando il solito ritornello sulla cooperazione economica, ma con una regia precisa alle spalle: portare a casa investimenti industriali in un momento in cui la Spagna vuole consolidare il proprio ruolo nel panorama automotive europeo. Un ruolo che, numeri alla mano, non è affatto secondario: la Spagna è oggi il secondo produttore di automobili in Europa, dietro solo alla Germania, con un costo del lavoro che la rende strutturalmente competitiva rispetto a buona parte del continente.

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Non è nemmeno la prima volta che i cinesi guardano verso la penisola iberica. CATL, il colosso delle batterie che rifornisce mezzo mondo, ha già piantato radici. Leapmotor e Chery pure. BYD e SAIC hanno manifestato interesse. In parallelo, i grandi gruppi europei, Volkswagen e Stellantis su tutti, continuano a produrre localmente da anni. La Spagna, insomma, si è trasformata in uno dei cortili più ambiti dell’industria automobilistica globale, e Madrid lo sa benissimo.

Xiaomi abboccherà all’amo spagnolo, oppure sceglierà una rotta diversa per il suo ingresso europeo? La crescita del marchio è stata talmente rapida da rendere qualsiasi scenario plausibile. Quello che è certo è che l’Europa non può più permettersi di guardare dall’altra parte, e la Spagna sembra aver capito per prima che il momento di sedersi al tavolo è adesso.