Quando Stellantis ha scelto di investire in Leapmotor, la mossa è sembrata subito chiara: rafforzare la propria presenza nell’elettrico, accedere più in fretta a tecnologie sviluppate in Cina e ampliare l’offerta con modelli più competitivi sul fronte del prezzo. Una strategia che, almeno sulla carta, poteva apparire logica in un mercato sempre più aggressivo. Ma col passare dei mesi è emerso anche l’altro lato della medaglia: il rischio che questa collaborazione finisca per mettere in difficoltà proprio i marchi storici del gruppo.
Le recenti voci sul possibile impiego di tecnologie Leapmotor su auto dei marchi europei di Stellantis fa discutere
Va prima chiarito un punto importante. Stellantis non controlla Leapmotor nel senso pieno del termine. Possiede infatti il 21% della casa cinese, una quota che non basta per guidarne direttamente le scelte. Diverso il discorso per Leapmotor International, la società che distribuisce queste auto fuori dalla Cina, di cui Stellantis ha il 51%. Ed è qui che si gioca la partita più delicata.
Oggi Leapmotor entra nelle concessionarie del gruppo con un vantaggio enorme: non deve costruirsi da zero una rete commerciale, una reputazione o una presenza sul territorio. Può appoggiarsi direttamente a strutture già esistenti, a venditori già formati e soprattutto a una clientela che da anni frequenta saloni legati a marchi come Fiat, Peugeot, Citroën, Opel o Jeep. Ed è proprio questo il punto più sensibile.

Se in showroom arriva un’auto elettrica cinese con un prezzo aggressivo, una dotazione ricca e una tecnologia percepita come moderna, il rischio di sovrapposizione con i marchi europei del gruppo diventa molto concreto. Nel mercato di massa, del resto, molti clienti guardano soprattutto a prezzo, contenuti e convenienza generale. La fedeltà al marchio, in questa fascia, conta spesso meno di quanto si pensi.
Il problema, quindi, non è solo commerciale, ma anche strategico. Se una Leapmotor finisce per togliere spazio a una Opel o a una Fiat, Stellantis nel breve periodo può anche continuare a vendere. Ma nel medio termine potrebbe ritrovarsi a indebolire il peso industriale e identitario dei propri marchi storici. E c’è un altro elemento che rende la questione ancora più delicata: una parte rilevante del valore generato da Leapmotor finisce comunque in Cina.

Intanto iniziano a circolare anche ipotesi su futuri modelli europei basati su tecnologia Leapmotor. Opel sarebbe tra i marchi coinvolti, e si parla persino di Alfa Romeo. Se questa strada dovesse allargarsi, Stellantis potrebbe sì accelerare lo sviluppo dei suoi modelli elettrici, ma al prezzo di una crescente dipendenza tecnologica dall’esterno. Ed è qui che la questione smette di riguardare solo un gruppo automobilistico. Perché il tema non è più soltanto vendere più auto elettriche, ma capire chi, in futuro, svilupperà davvero il valore industriale dell’auto europea.
