C’è chi arriva al Gran Premio del Giappone col minimo indispensabile di anticipo e si presenta in circuito riposato. Lewis Hamilton no. Il sette volte campione del mondo, ora con la tuta rossa della Ferrari, è arrivato a Tokyo con largo anticipo, ha caricato una F40 sulla stiva e si è presentato a uno dei raduni notturni di drifting che la capitale giapponese organizza con religiosa puntualità.
Non è la prima volta. L’anno scorso era una Nissan GT-R R34, il modello che in Giappone ha lo stesso status iconico di una cattedrale. All’epoca guidava per Mercedes, e portare l’auto di un rivale alle sessioni di drifting non era esattamente la mossa diplomatica dell’anno. Ora il problema non si pone perché Hamilton è uomo Ferrari a tutti gli effetti, e la F40 che ha portato a Tokyo è la stessa con cui ha tagliato il traguardo del suo primo giorno a Maranello.

Parliamo di una supercar con motore V8 biturbo da 478 CV, 577 Nm di coppia, 324 km/h di velocità massima e uno 0-100 in 4,1 secondi. Forse proprio quell’auto che si porta in giro per fare una bella figura. Tra le Subaru modificate e le berline elaborate dei raduni notturni di Tokyo, la F40 di Hamilton ha fermato tutto. Parcheggio, foto con una Subaru a fianco, sguardi increduli. Poi accelerazione, derapata, via così.
Hamilton ha confessato apertamente che il Giappone è la sua tappa preferita dell’intero calendario: arriva prima degli altri, visita Tokyo e Kyoto, e questa passione ha radici nell’infanzia inglese tra film giapponesi e lezioni di karate. Ora si manifesta anche in pista, cinque vittorie a Suzuka e Fuji, secondo solo a Schumacher nella storia della Formula 1 in Giappone.

Il bilancio di questo inizio stagione con la Ferrari è positivo, e i gesti di un pilota raccontano molto più delle parole. Hamilton è arrivato in Giappone prima del necessario, con una F40 in stiva e nessuna voglia di stare fermo. Il weekend di Suzuka può aspettare ancora qualche ora.
