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Ferrari 512 S: un video ne celebra il ricordo

Non è stata una delle “rosse” più vittoriose, ma il suo fascino è travolgente.

Ferrari 512 S
Screen shot da video Auto Motor Fargio

La Ferrari 512 S del 1970 è una delle auto da corsa più scultoree di sempre, ma il suo ruolino di marcia non fu degno del primato estetico, nel periodo storico di pertinenza. Questa Sport fu realizzata molto in fretta, quindi pagò dazio al progetto più collaudato della Porsche 917, sua rivale di elezione. Pur se potente ed estrema, la “rossa” arrivò in pista forse troppo tardi, come evidenziano i colleghi di Auto Motor Fangio che, sul loro canale YouTube, hanno caricato un video pieno di fotogrammi entusiasmanti relativi alla carriera agonista della “belva” emiliana.

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La nascita della 512 S fu il frutto dei cambiamenti normativi imposti dalla federazione internazionale. Per il 1968 i regolamenti da corsa, che non fissavano livelli costruttivi per i prototipi della categoria 3 litri, imposero un quantitativo minimo di 50 esemplari per l’omologazione tra le Sport dei modelli con cilindrata fino a 5 litri. Questo per limitare le performance dei bolidi a ruote coperte.

Il provvedimento mandò su tutte le furie Enzo Ferrari che, consapevole del vantaggio prestazionale delle vetture più grosse, rispetto alle sue 3 litri, si sentì escluso dalla lotta per la vittoria, non essendo capace di far fronte agli ingenti investimenti necessari per la realizzazione dello stock richiesto. Il Commendatore, in linea col suo carattere, non si arrese ai problemi. Decise di guardarsi intorno e di far valere tutto il suo peso politico.

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Avendo ben chiaro il valore aggiunto regalato dalle sue auto nelle sfide endurance, decise di far pesare l’assenza ufficiale, cambiando rotta e decidendo di focalizzare i suoi sforzi sulla Formula 1. Il contrasto con le autorità sportive fu forte, ma il grande capo di Maranello seppe mettere in campo le giuste strategie per raggiungere l’obiettivo sperato. Dopo un’estenuante negoziato con la federazione internazionale, ecco finalmente arrivare la riduzione a 25 unità dei telai richiesti per l’auspicata omologazione.

Adesso l’adesione del “cavallino rampante” all’impianto regolamentare diventa possibile. Prende il via la costruzione della nuova Ferrari 512 S, partorita in appena tre mesi dallo staff tecnico guidato da Mauro Forghieri. Il frutto del lavoro è una vettura meravigliosa, che incanta già da ferma. Le sue curve mozzafiato la rendono sublime agli occhi degli osservatori. Il frontale, nitido ed aggressivo, apre lo sguardo a un trionfo di magici volumi che profumano di raffinata grinta in ogni centimetro quadro di carrozzeria. Quest’ultima è plasmata in poliestere sottile: una scelta frutto dell’intuizione del progettista catanese Giacomo Caliri.

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Lo sportivissimo involucro è fissato su un telaio tubolare, derivato da quello della precedente 612 Can Am. Rinforzato con sottili lastre di alluminio, garantisce delle buone doti di resistenza e di integrità strutturale. La Ferrari 512 S prese forma sia in versione berlinetta che spider. Dal punto di vista estetico preferisco la seconda che, a mio avviso, esalta lo splendore delle forme. Sotto il cofano posteriore trova accoglienza un motore V12 da 5.0 litri, plasmato in lega leggera, in grado di sviluppare una potenza massima di 550 cavalli a 8.500 giri al minuto, messi al suolo con musicalità meccaniche inebrianti. Incredibili le performance, solo in parte annunciate dalla punta velocistica di oltre 340 km/h.

Per le piste più veloci, come quella teatro della 24 Ore di Le Mans, fu allestita una versione a coda lunga, più intonata alla missione operativa in quei contesti. Presentata il 20 gennaio del 1970 a Maranello, la Ferrari 512 S fece il suo esordio in gara a Daytona, con una prestazione luminosa. La Sport emiliana guadagnò il primo posto in qualifica e il terzo in gara, con Mario Andretti alla guida. Sembrava il preludio di una felice stagione, ma lo sviluppo del cartellone agonistico non diede alla casa di Maranello le soddisfazioni attese.

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Un solo successo, nel corso di quell’anno, baciò l’impegno agonistico della “rossa”: quello maturato alla 12 Ore di Sebring, con Andretti, Giunti e Vaccarella. Da segnalare la portata dell’impresa compiuta da quest’ultimo nella mitica Targa Florio, sua gara di casa. Qui il “Preside Volante“, nonostante qualche disavventura patita in corso d’opera e a dispetto dell’inadeguatezza del mezzo per lo stretto catino madonita, più adatto a bolidi agili e piccoli, seppe assicurarsi un sorprendente terzo posto finale. Stesso risultato ottenne al Nurburgring, in coppia con Surtees.

Il pilota palermitano, in coppia con Giunti, fece suo anche il secondo posto finale alla 1000 km di Monza. Poi giunse quarto alla 1000 km di SPA-Francorchamps. A Maranello, però, si aspettavano di più dalla Ferrari 512 S, che palesò alcuni limiti di sviluppo, nonostante il grande potenziale. Consapevoli di questo limite, i vertici del “cavallino rampante” si rimboccarono le maniche, per affinare il prodotto, nel tentativo di affrontare meglio la Porsche 917. Nacque così la 512 M, più potente, guidabile, leggera, aerodinamica e parca nei consumi, ma quella è un’altra storia, che racconteremo in un altro articolo.

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