La vicenda tra Ferrari e Mazda sull’utilizzo del nome “Luce” sembra avviarsi verso una soluzione molto più morbida di quanto si fosse ipotizzato all’inizio. Dopo giorni di ricostruzioni, indiscrezioni e interpretazioni spesso contrastanti, dal Giappone è arrivata una presa di posizione ufficiale che contribuisce a riportare il caso su binari più realistici: Mazda non vuole rinunciare al nome “Luce”, che considera parte della propria storia, ma allo stesso tempo non ha alcuna intenzione di ostacolare Ferrari né di portare la questione sul piano legale.
Mazda ha chiarito che non intende ostacolare Ferrari nell’uso del nome Luce per la sua prima elettrica
Un chiarimento importante, che cambia il tono dell’intera vicenda. Perché se da una parte resta aperto il tema dei diritti sul marchio, dall’altra si allontana nettamente lo scenario di uno scontro tra due costruttori di primo piano. E questo lascia spazio all’ipotesi più probabile fin dall’inizio: quella di un accordo tra le parti, magari circoscritto ad alcuni mercati, come spesso accade quando si incrociano storia industriale, branding e normative internazionali sulla proprietà intellettuale.
Tutto era nato il 9 febbraio, quando Ferrari aveva scelto il nome “Luce” per la sua prima auto elettrica. Una scelta forte, evocativa, perfettamente in linea con l’idea di un modello destinato a segnare una svolta nella storia del marchio di Maranello. Il nome, però, non era passato inosservato. A poche settimane di distanza era infatti emersa la posizione di Mazda, legata a una denominazione che per la casa giapponese ha un preciso valore storico. Tra il 1966 e il 1991, infatti, “Luce” era stato il nome di una vettura commercializzata in Giappone, e proprio questo legame ha riportato la questione sotto i riflettori.

Quando alla fine di febbraio Mazda ha depositato il marchio presso l’ufficio brevetti giapponese, in molti hanno interpretato la mossa come il segnale di una possibile opposizione all’uso del nome da parte di Ferrari, almeno in Giappone. Da lì si è rapidamente acceso il dibattito: c’era chi parlava di possibile stop commerciale, chi ipotizzava problemi per il lancio dell’elettrica Ferrari sul mercato nipponico e chi immaginava addirittura un contenzioso legale. In realtà, fin da subito, il quadro era apparso meno drammatico di quanto certe letture lasciassero intendere.
Ferrari, da parte sua, aveva risposto in modo molto netto. Da Maranello era stato spiegato che il marchio “Ferrari Luce” risultava regolarmente registrato e che l’azienda aveva pieno diritto di utilizzarlo a livello globale secondo il diritto internazionale. Inoltre, la casa aveva precisato di aver effettuato tutte le verifiche preventive del caso, senza rilevare conflitti con diritti di terzi. Una risposta che mostrava sicurezza e che lasciava intuire come, almeno dal punto di vista Ferrari, non ci fossero ostacoli tali da rimettere in discussione il nome scelto.
Adesso, però, è soprattutto la posizione di Mazda a riportare il caso su un terreno più concreto. La casa di Hiroshima ha chiarito di mantenere attive le registrazioni dei marchi relativi ai propri modelli storici, incluso “Luce”, e di volersi riservare la possibilità di utilizzare ancora quel nome in Giappone. È una precisazione importante, perché conferma che per Mazda non si tratta di un’iniziativa improvvisata o costruita in risposta alla scelta di Ferrari. Al contrario, il marchio viene considerato parte del patrimonio storico dell’azienda e, come tale, continua a essere tutelato.

Ma il punto davvero decisivo è un altro: Mazda ha escluso in maniera esplicita qualsiasi volontà di impedire a Ferrari l’uso del nome “Ferrari Luce” e ha anche smentito l’ipotesi di un’azione legale. È questa la frase che, di fatto, cambia il significato dell’intera vicenda. Perché quando una delle due parti coinvolte dichiara apertamente di non voler ostacolare l’altra, la questione smette di apparire come un conflitto e assume piuttosto i contorni di una trattativa tecnica, potenzialmente risolvibile con una soluzione condivisa.
