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Ferrari non riesce a consegnare le sue auto: adesso vale 22 miliardi in meno

Ferrari sospende le consegne in Medio Oriente per le tensioni con l’Iran, il titolo crolla del 5,4% e la capitalizzazione perde 22 miliardi.

ferrari consegne

C’è un paradosso tutto italiano in quello che sta accadendo a Ferrari in questi mesi. Una delle aziende più desiderate al mondo, con ordini in portafoglio che farebbero invidia a qualsiasi costruttore del pianeta, si trova a fare i conti con tensioni geopolitiche che non ha generato, mercati finanziari che l’hanno rivalutata al ribasso e un piano industriale giudicato, a torto o a ragione, troppo cauto per giustificare multipli generosi.

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Il detonatore immediato è la crisi mediorientale. Ferrari ha sospeso temporaneamente le consegne nella regione, conseguenza diretta dell’escalation legata all’Iran. Per non bloccare del tutto la logistica, il Cavallino Rampante ha optato per il trasporto aereo, soluzione efficace, ma che gonfia i costi in modo tutt’altro che trascurabile rispetto alle spedizioni tradizionali.

Il mercato ha risposto nel modo più diretto possibile. Ieri il titolo ha perso il 5,4% in una sola seduta, scivolando a 274,10 euro. Allargando l’orizzonte a dodici mesi, il quadro diventa ancora più plastico: la capitalizzazione di mercato è passata da 76 miliardi di euro a poco meno di 54 miliardi. Ventidue miliardi evaporati.

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Ma ridurre tutto all’Iran sarebbe una semplificazione comoda. Una parte consistente della pressione sul titolo arriva dall’ottobre 2025, quando Benedetto Vigna ha presentato il nuovo piano industriale. Il mercato lo ha letto come eccessivamente prudente, e da allora ha iniziato a correggere quei multipli di valutazione che Maranello si era guadagnata negli anni d’oro. Una ricalibrazione, dicono gli analisti.

ferrari amalfi 2026

I numeri operativi, però, restano solidi. Per il 2026 Ferrari punta a ricavi di 7,5 miliardi di euro, un EBITDA di 2,93 miliardi con un margine del 39% e un flusso di cassa libero di almeno 1,5 miliardi. Nel 2025 ha consegnato 13.640 vetture, di cui 6.346 nell’area EMEA, un dato che spiega perché il Medio Oriente non sia affatto un mercato marginale.

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Relativamente al breve periodo, la riallocazione delle vetture verso mercati meno esposti può ammortizzare parte del danno. Nel medio, però, si aprono scenari più complessi: costi assicurativi in crescita, tempi di consegna allungati, pressione sui margini che rischierebbe di incrinare persino quella narrazione di desiderabilità assoluta su cui Ferrari ha costruito il suo valore negli ultimi vent’anni.