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Stellantis sceglie Toyota e Bosch come fornitori per le tecnologie ibride delle nuove Jeep

Tecnologie di Bosch e Toyota alla base dei futuri SUV di Jeep

Nuova Jeep Cherokee

Stellantis accelera sugli ibridi e, per farlo, apre sempre più la porta alle tecnologie dei fornitori. È il segnale più evidente di una svolta strategica che riguarda non solo il gruppo nato dalla fusione tra FCA e PSA, ma l’intero settore automobilistico: dopo anni di scommesse miliardarie sull’elettrico puro, i costruttori tornano a puntare con decisione su soluzioni intermedie, più vicine alle richieste reali del mercato.

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La nuova Jeep Cherokee adotta un sistema sviluppato da Blue Nexus, società sostenuta da Toyota

Secondo quanto riportato da CNBC, il primo SUV ibrido Jeep destinato al Nord America, la nuova Cherokee, adotta un sistema sviluppato da Blue Nexus, società sostenuta da Toyota. Una scelta significativa, perché se l’utilizzo di componenti forniti da aziende esterne è pratica comune nell’industria dell’auto, è molto meno frequente affidarsi a partner per tecnologie così centrali, soprattutto quando queste sono legate, anche indirettamente, a un concorrente diretto.

Non si tratta però di un caso isolato. I futuri veicoli elettrici a autonomia estesa, gli EREV, su cui Stellantis intende costruire una parte importante della propria offensiva di prodotto, faranno invece leva su soluzioni di Bosch, il più grande fornitore automobilistico al mondo. Tra questi modelli c’è la prossima Jeep Grand Wagoneer EREV, ma il sistema dovrebbe essere impiegato anche sui pick-up Ram, altro tassello fondamentale per il rilancio del gruppo negli Stati Uniti.

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Nuova Jeep Cherokee

La mossa riflette un cambio di rotta ormai evidente. La crescita dei veicoli completamente elettrici appare meno sostenuta del previsto, mentre gli ibridi continuano a guadagnare terreno. Un’evoluzione che si è rafforzata ancora di più con l’aumento dei prezzi del petrolio e con il ridimensionamento delle aspettative sulla rapidità della transizione elettrica. In questo scenario, puntare su tecnologie già sviluppate da fornitori specializzati consente alle case automobilistiche di ridurre tempi, investimenti e rischi industriali.

Richard Cox, vicepresidente senior delle operazioni del marchio Jeep, ha sintetizzato così la situazione parlando a CNBC durante un evento dedicato alla Cherokee 2026: “Il trend dell’elettrificazione è piuttosto piatto. Le tendenze ibride sono in forte crescita”. Una dichiarazione che fotografa bene il momento del mercato e la nuova gerarchia delle priorità.

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I due sistemi ibridi scelti da Stellantis hanno però caratteristiche molto diverse. La Cherokee adotta un’impostazione più tradizionale, simile a quella di molti modelli Toyota, inclusa la Prius, con una trasmissione ibrida elettrica a variazione continua a due motori. Gli EREV, invece, funzionano in modo più vicino a un’auto elettrica: il veicolo si muove grazie ai motori elettrici e, quando la batteria si scarica, entra in azione un motore termico che non muove direttamente le ruote, ma agisce come generatore.

Jeep Grand Cherokee

Secondo fonti interne citate da CNBC, entrambi i sistemi utilizzano motori Stellantis e sono stati adattati per rispettare gli standard tecnici e le caratteristiche di guida del gruppo. L’obiettivo è anche migliorare in modo significativo l’efficienza: la nuova Cherokee, con 37 miglia per gallone combinate, è già la Jeep non plug-in più efficiente mai proposta negli Stati Uniti.

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Il riposizionamento sugli ibridi arriva dopo anni di forti investimenti sull’elettrico che hanno pesato sui conti dei costruttori. Stellantis ha recentemente comunicato 22 miliardi di euro di oneri legati ai suoi piani EV, mentre Ford ha indicato 19,5 miliardi di dollari di oneri speciali e General Motors una svalutazione da 7,6 miliardi. Numeri che raccontano il costo di una transizione più lenta e complessa del previsto. E che spiegano perché, oggi, l’ibrido non sia più visto come una fase di passaggio, ma come una risposta concreta al mercato.