Nuovo ridimensionamento in vista per lo stabilimento Stellantis di Termoli. La fabbrica molisana, storicamente legata alla produzione di motori, si prepara infatti a ridurre di almeno 60 unità il proprio organico entro la fine del 2026, in base a un accordo siglato tra azienda e organizzazioni sindacali, con l’eccezione della Fiom, che ha scelto di non sottoscrivere l’intesa.
Stellantis Termoli: i dipendenti coinvolti lasceranno il posto entro il 31 dicembre 2026
L’operazione passerà attraverso una nuova procedura di esodo incentivato, rivolta in prevalenza ai lavoratori che matureranno i requisiti pensionistici nei prossimi anni. I dipendenti coinvolti lasceranno il posto entro il 31 dicembre 2026, in una fase che continua a essere delicata per uno dei siti produttivi più discussi del gruppo in Italia.
Sul piano sindacale, l’accordo ha evidenziato ancora una volta letture differenti sul momento attraversato dalla fabbrica. Per la Uilm Molise, il ricorso alle uscite volontarie rappresenta “uno strumento responsabile” per affrontare una situazione complessa, cercando di gestire senza forzature una fase di transizione che da tempo coinvolge Termoli. Diversa la posizione della Fiom territoriale, che ha espresso una netta contrarietà ritenendo che l’intesa finisca per produrre un’ulteriore riduzione occupazionale in un sito che avrebbe invece bisogno di certezze e prospettive più solide.

Secondo il segretario locale Alfredo Fegatelli, esiste infatti una contraddizione tra gli scenari produttivi annunciati negli ultimi mesi e il ricorso continuo sia agli ammortizzatori sociali sia a nuove uscite. Una critica che si inserisce in un contesto già carico di incertezze, dove ogni passo sul fronte organizzativo viene inevitabilmente letto alla luce delle prospettive industriali del sito.
Il tema è particolarmente sensibile perché proprio nei giorni scorsi era stata annunciata una novità considerata strategica per il futuro dello stabilimento: l’avvio, a partire dal 15 settembre, della produzione del cambio Edct. Un progetto che dovrebbe contribuire a ridurre il numero degli esuberi, stimati in 400 unità, di cui 180 trasfertisti, su una forza lavoro complessiva di circa 1.780 dipendenti.
I lavori preparatori per la nuova produzione sono già partiti e rientrano in un investimento complessivo di 41 milioni di euro. Secondo il cronoprogramma illustrato, l’installazione delle linee sarà completata entro la fine di aprile, mentre tra giugno e luglio prenderanno il via le pre-serie. Si tratta di una tabella di marcia che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe aprire una nuova fase produttiva per il sito, alleggerendo in parte il peso della crisi che negli ultimi anni ha colpito Termoli.

Accanto al nuovo cambio, la direzione dello stabilimento ha confermato anche la produzione dei tre motori già assegnati al sito: il Gse FireFly, il V6 e il Gme. Tuttavia, non tutte queste attività sembrano avere lo stesso peso prospettico. I motori V6 e Gme, infatti, risentono di una domanda limitata, influenzata sia dai bassi volumi di vendita di Maserati sia dall’effetto dei dazi statunitensi, elementi che ne riducono l’impatto in termini di continuità produttiva.
Più interessante, almeno sul piano delle prospettive, appare invece il FireFly, che potrebbe beneficiare di una ripresa della domanda. A incidere potrebbero essere da un lato l’adeguamento alla normativa Euro 7, dall’altro alcune indiscrezioni relative a Opel, che starebbe valutando l’adozione di questo motore in sostituzione del PureTech, unità che negli anni ha creato diverse criticità all’interno dell’universo Stellantis. Tra il 2019 e il gennaio dello scorso anno, l’ex gruppo PSA — poi confluito in Stellantis dopo la fusione con FCA — ha dovuto affrontare il richiamo di centinaia di migliaia di veicoli e attivare una piattaforma di indennizzo per i clienti costretti a sostenere spese di riparazione prima dei dieci anni o dei 180 mila chilometri.
Nonostante questi possibili sviluppi, il quadro complessivo di Termoli resta fragile. Lo stabilimento vive da tempo una fase complicata e, di recente, ha dovuto incassare anche l’abbandono definitivo di uno dei progetti che più avevano alimentato aspettative sul territorio: quello della gigafactory. Il consorzio ACC, guidato da Stellantis insieme a Mercedes e Total, ha infatti deciso di non procedere con la riconversione del sito alla produzione di batterie per auto elettriche.
Una scelta che si inserisce in un contesto più ampio, segnato dalla revisione delle strategie sull’elettrico all’interno del gruppo. Il cambio di rotta ha avuto un peso rilevante anche sul piano economico, in una fase in cui Stellantis sta ridefinendo priorità industriali e allocazione degli investimenti.
È proprio dentro questo equilibrio instabile tra rilancio produttivo e riduzione dell’occupazione che si colloca il nuovo accordo su Termoli. Da una parte ci sono investimenti, nuove linee e produzioni confermate; dall’altra restano esuberi, uscite incentivate e un futuro che continua a essere osservato con cautela da lavoratori e sindacati.
