Alain Favey, numero uno di Peugeot, ha riconosciuto apertamente che la gestione del caso legato ai motori PureTech non è stata all’altezza delle aspettative dei clienti. In un’intervista pubblicata da Le Parisien il 9 marzo 2026, il manager ha ammesso che il marchio non ha saputo affrontare nel modo giusto né il problema tecnico né la comunicazione verso il pubblico, sottolineando la necessità di parlare di più e meglio per ricostruire la fiducia compromessa.
Favey ha cercato però anche di rassicurare, sostenendo che il problema PureTech sia ormai “perfettamente sotto controllo”
Si tratta di una presa di posizione significativa, perché arriva dopo mesi di forti critiche rivolte a Stellantis per la gestione di una vicenda che ha coinvolto numerosi automobilisti in Europa. Al centro della questione ci sono i motori 1.2 PureTech di precedente generazione, sviluppati originariamente nell’orbita PSA prima della nascita di Stellantis, finiti sotto osservazione per due problemi ricorrenti: consumi d’olio anomali e degrado prematuro della cinghia di distribuzione. Lo stesso Le Parisien ricorda come il caso abbia inciso pesantemente sull’immagine del marchio, spingendo Peugeot a preparare anche una nuova campagna di comunicazione sotto forma di lettera aperta ai clienti.
Nel colloquio con il quotidiano francese, Favey ha cercato però anche di rassicurare sul presente, sostenendo che il problema PureTech sia ormai “perfettamente sotto controllo” e che non riguardi più i modelli Peugeot oggi in vendita. Allo stesso tempo, ha riconosciuto che molti clienti colpiti dalle anomalie si sono sentiti lasciati soli nella fase iniziale della vicenda. È questo, probabilmente, il punto più delicato emerso dalle sue dichiarazioni: non solo il tema tecnico, ma il rapporto di fiducia incrinato tra il costruttore e una parte della clientela.

Il gruppo aveva già avviato un percorso di risposta concreta nel 2025. Stellantis ha infatti attivato una piattaforma online per la gestione delle richieste di rimborso relative alle spese sostenute tra il 1° gennaio 2022 e il 31 dicembre 2024, nei casi collegati a consumo eccessivo di olio o deterioramento anticipato della cinghia di distribuzione sui motori PureTech 1.0 e 1.2 di precedente generazione. La piattaforma, spiegava il gruppo, è stata pensata per semplificare l’invio della documentazione e accelerare la valutazione delle pratiche.
Sempre nel 2025, la vicenda ha assunto anche un rilievo giudiziario. Diverse ricostruzioni di stampa hanno riferito dell’avvio di un’azione penale in Francia presso la Procura di Versailles, segnale di quanto il caso abbia superato la sola dimensione tecnica e commerciale per entrare in un terreno più delicato, fatto di contenziosi e richieste di responsabilità.
Nelle dichiarazioni riportate da Le Parisien, Favey ha lasciato intendere che, in futuro, Peugeot e più in generale il gruppo dovranno seguire una linea diversa in presenza di problemi industriali di ampia portata: intervenire prima, alla radice, e se necessario ricorrere anche a campagne di richiamo mirate. È un cambio di tono che punta a mostrare maggiore prontezza e trasparenza, due elementi oggi centrali per un costruttore chiamato non solo a risolvere un difetto, ma anche a recuperare credibilità.

Il caso PureTech, dunque, resta una delle pagine più complesse per Stellantis degli ultimi anni. Le parole di Alain Favey non chiudono la vicenda, ma segnano un passaggio importante: il riconoscimento pubblico che la gestione del problema non è stata adeguata.
