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Emissioni auto in Europa: Toyota e Stellantis escono dal pool di Tesla

I due grandi gruppi automobilistici hanno deciso di lasciare il pool guidato da Tesla

Tesla

Brutta notizia per Tesla che riguarda da vicino il gruppo Stellantis. In Europa da anni esiste un meccanismo piuttosto particolare legato alle emissioni delle auto vendute dai costruttori. La Commissione europea impone infatti limiti molto rigidi alle emissioni medie di CO₂ delle flotte. Se una casa automobilistica non riesce a rispettare questi obiettivi rischia multe estremamente pesanti. Per evitare sanzioni miliardarie, i produttori possono però ricorrere a un sistema di “pooling”, cioè unirsi ad altri costruttori che invece hanno emissioni molto più basse.

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Toyota e Stellantis non compreranno più da Tesla crediti sulle emissioni

In pratica si tratta di un accordo tra aziende: quelle che producono più auto elettriche e hanno quindi crediti ambientali in surplus possono “compensare” le emissioni di altri marchi. Naturalmente non si tratta di un aiuto gratuito. Le aziende che entrano nel pool devono pagare per poter beneficiare di questi crediti. Negli ultimi anni una delle aziende che ha guadagnato di più da questo sistema è stata Tesla.

La casa guidata da Elon Musk produce esclusivamente veicoli elettrici e accumula quindi grandi quantità di crediti green. Molti costruttori tradizionali, ancora impegnati nella transizione verso l’elettrico, hanno scelto di unirsi al suo pool per ridurre il rischio di superare i limiti di emissione. Nel 2025 il gruppo coordinato da Tesla era particolarmente ampio e includeva Toyota, Stellantis, Ford, Honda, Mazda, Subaru, Suzuki e anche Leapmotor.

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Per Tesla è stato un affare molto redditizio. Solo nel 2025 i ricavi legati alla vendita dei crediti di emissione hanno superato i 2 miliardi di dollari. Una cifra enorme, che negli anni ha rappresentato una fonte di entrate importante per il costruttore americano.

Nel 2026, però, qualcosa è cambiato. Dai documenti europei emerge infatti che due grandi gruppi automobilistici hanno deciso di lasciare il pool guidato da Tesla: Toyota e Stellantis. Con la loro uscita, anche Leapmotor – che fuori dalla Cina è controllata da Stellantis – ha abbandonato il gruppo. Il pool rimasto attivo è quindi composto da Tesla, Ford, Honda, Mazda e Suzuki.

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La scelta di Toyota e Stellantis indica una maggiore fiducia nelle proprie strategie industriali. Entrambi i gruppi ritengono infatti di poter rispettare i limiti sulle emissioni senza dover più pagare per entrare nel pool di Tesla.

Toyota, in particolare, può contare su una gamma fortemente orientata all’ibrido, tecnologia su cui il marchio giapponese ha investito da anni. Gli ibridi continuano a garantire emissioni relativamente basse e nel frattempo la casa sta ampliando anche la propria offerta di modelli completamente elettrici. Alcuni di questi stanno iniziando a ottenere risultati interessanti soprattutto nei mercati del Nord Europa, dove la domanda di auto a zero emissioni è più alta.

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Stellantis segue invece una strategia diversa, ma altrettanto ambiziosa. Il gruppo sta accelerando sull’elettrificazione della sua gamma e può contare anche sul contributo di Leapmotor, il marchio cinese specializzato in auto elettriche. In Europa il brand è ancora agli inizi, ma nei prossimi anni la sua presenza è destinata a crescere rapidamente, anche grazie alla produzione prevista nello stabilimento di Saragozza, in Spagna.

Per Tesla l’uscita di Toyota e Stellantis rappresenta inevitabilmente una perdita economica potenziale. Il sistema dei crediti di emissione ha garantito alla società entrate molto importanti nel corso degli anni. Va ricordato, inoltre, che negli Stati Uniti un meccanismo simile è già stato eliminato, rendendo il mercato europeo uno degli ultimi in cui questi accordi continuano a generare ricavi significativi.

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Stellantis e Tesla

Detto questo, la partita non è ancora chiusa. Le regole europee stabiliscono che i pool possano essere definiti ufficialmente solo a partire dal 1° dicembre. Questo significa che, se le vendite di auto a basse emissioni non dovessero crescere come previsto, Toyota e Stellantis potrebbero ancora rientrare nel gruppo in un secondo momento.

Per ora, però, la loro decisione manda un segnale chiaro: i due colossi credono di avere le carte in regola per rispettare le normative europee sulle emissioni contando solo sulle proprie forze.

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