I numeri non mentono mai, specialmente quando urlano il fallimento di una strategia che ha trasformato il mitico Tridente in un brand dai numeri irriconoscibili. L’ultimo report Stellantis per il quarto trimestre del 2025 è una secchiata di acqua gelida su chi ancora crede alle favole del marketing. Maserati sta colando a picco.
Con appena 1.900 auto consegnate nell’ultimo scorcio dell’anno e un totale annuo di 7.800 unità, siamo tornati ai volumi di nicchia dei primi anni 2010. Ma c’è una differenza sostanziale: allora si puntava a crescere, oggi si cerca disperatamente di non sparire dai radar del mercato del lusso.

Ricordate il picco del 2017? Erano 51.500 le vetture nuove che ruggivano sulle strade del mondo. Otto anni dopo, il marchio vende sette volte meno. Una caduta libera che ha visto polverizzare oltre due terzi dei volumi globali in soli ventiquattro mesi. E non veniteci a raccontare la solita fuffa sulla transizione alle auto elettriche o sui ritardi tecnici. Qui il problema è anche la gente che ha smesso di desiderare questo prodotto premium. I dati delle immatricolazioni parlano chiaro: un andamento piatto, senza sussulti.
Mentre a Maranello Ferrari si gode il potere dei prezzi e a Sant’Agata Bolognese Lamborghini brinda a record storici con oltre 10.000 consegne, Maserati è rimasta incastrata in una terra di nessuno. Ha inseguito i volumi con modelli come Ghibli e Levante, annacquando un blasone che oggi fatica a competere in un segmento che non perdona la mancanza di identità.

Gli Stati Uniti, da sempre polmone vitale per il brand, hanno risposto con un brutale -41% su base annua. Un segnale inequivocabile, con il mercato premium più importante del mondo che ti volta le spalle.
Adesso tocca a Jean-Philippe Imparato provare il miracolo. Gli hanno messo in mano le chiavi di una baracca che imbarca acqua, con l’ordine di ricostruire la desiderabilità prima ancora della redditività. La finestra tra il 2026 e il 2030 sarà un campo di battaglia cruento. Bisogna tornare a produrre auto che la gente sogni davvero di guidare, non solo di guardare nei depliant patinati.
