I recenti cambiamenti in materia di dazi statunitensi, così come le importanti assunzioni in Francia e l’aver fissato l’Investor Day del 21 maggio ad Auburn Hills (nel Michigan, Stati Uniti d’America), non fa che accentuare la condizione che Stellantis guardi con sempre maggiore interesse a un decentramento delle sue attività. Con un baricentro spostato forse sempre più verso gli USA, comunque in qualche modo interposto fra le due sponde dell’Atlantico.
Una condizione che, assieme alla posizione francese che rafforza i propri poli ingegneristici puntando su un ruolo da protagonista nella transizione energetica a marchio Stellantis, finisce per proporre le dovute preoccupazioni per ciò che gravita attorno allo stabilimento molisano di Termoli. Proprio presso lo stabilimento in provincia di Campobasso le riconversioni strategiche si sono fatte sempre più pressanti. Si pensi al caso della Gigafactory, annunciata in grande stile e messa da parte dopo un lungo periodo di tira e molla continui. Introducendo, in questo modo, un approccio di forte squilibrio. In ogni caso per lo stabilimento produttivo Stellantis di Termoli la nuova fase produttiva guarda con maggiore interesse e speranze verso la produzione del cambio e-DCT, destinato ai modelli ibridi del Gruppo, così come alla recente riconversione delle unità FireFly rientranti nella nuova Classe di Emissioni Euro 7. Ragionamenti che saranno al centro di un atteso vertice programmato per il prossimo 6 marzo.
Per lo stabilimento Stellantis di Termoli la Gigafactory potrebbe aver rappresentato una sfida persa
Sebbene la volontà di puntare tutto quanto sull’elettrico fortemente voluta dall’ex CEO di Stellantis, Carlos Tavares, appaia oggi come un ricordo lontano e da mettere da parte, in accordo con le ultime revisioni proposte dal nuovo CEO Antonio Filosa, a Termoli l’addio alla Gigafactory viene probabilmente visto come una sfida persa. Le già citate nuove produzioni in essere presso lo stabilimento molisano mettono da parte quel salto tecnologico che soltanto l’annunciata Gigafactory avrebbe potuto perseguire.

In questo contesto lo stabilimento di Termoli consolida la propria posizione di sito industriale evoluto, pur mettendo da parte le ambizioni rivolte nei confronti dell’elettrico. Ciò potrebbe però non essere necessariamente un male visti i riscontri materiali che vedono l’elettrico piuttosto tiepido oggi su scala nazionale, così come a livello europeo. Bisognerà comprendere quello che sono quindi, alla luce di quanto descritto, le prospettive nel lungo periodo che interesseranno proprio Termoli. Per fare ciò bisognerà attendere ciò che emergerà dalla nuova strategia che Stellantis presenterà dopo l’insorgenza di mesi particolarmente complessi.
Il nuovo CEO Antonio Filosa ha ereditato, dalla precedente gestione, una liquidità nell’ordine dei 46 miliardi di euro adesso utili per rivedere l’impostazione del Gruppo alla luce del nuovo assetto e delle nuove strategie industriali.
Gli Stati Uniti d’America sempre più al centro?
Le condizioni attuali dicono allora che il baricentro di Stellantis potrebbe spostarsi proprio verso il Nord America, che potrebbe rappresentare il vero motore della ripresa del Gruppo nato dalla fusione tra FCA e PSA. Ciò anche in accordo con quanto accadrà in questa settimana in Commissione Europea. Nel caso di un’eventuale revisione degli obiettivi e delle multe destinate ai costruttori, la scelta di Filosa potrebbe risultare quella di propendere verso gli USA garantendo comunque una rivista presenza in Europa. Di conseguenza anche per lo stabilimento di Termoli il futuro dipenderà da tali prerogative, così come dalla necessità di guardare verso filiere strategiche secondo le possibilità di Stellantis.

Se il nuovo piano industriale del Gruppo, così come le decisioni a livello europeo, confermerà la propensione nei confronti dell’ibrido e della componentistica allora Termoli continuerà a essere centrale, su scala europea, per ciò che riguarda le trasmissioni e le motorizzazioni a elevata efficienza. Se non sarà così a Termoli si rischiano tempi sempre più duri. In questo contesto, il 2026 rappresenta l’anno decisivo per capire la direzione che Termoli potrà prendere in un panorama che cambia velocemente.
