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Il ritorno del BlueHDi: perché Stellantis punta ancora sul diesel

In uno scenario di grande incertezza il diesel appare come un “porto sicuro”

Stellantis diesel hdi

Nel 2026 parlare di ritorno del diesel sembra un salto indietro di dieci anni. Eppure è esattamente ciò che sta accadendo: Stellantis ha deciso di puntare nuovamente sul motore 1.5 BlueHDi, destinato ai modelli Peugeot, Citroën, Opel e DS Automobiles. La motivazione ufficiale è chiara: rispondere alle esigenze dei clienti senza dogmatismi tecnologici.

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Stellantis riscopre il diesel: il 1.5 BlueHDi torna al centro della strategia

Dietro questa scelta, tuttavia, si intravede un contesto più complesso. In Europa diversi osservatori sottolineano come il pubblico non rifiuti in blocco l’auto elettrica, ma piuttosto alcune proposte specifiche. Un esempio citato di frequente è la Citroën ë-Berlingo: prezzo elevato, autonomia limitata e ricarica rapida poco competitiva. Per una famiglia che viaggia in autostrada, ciò si traduce in soste frequenti e pianificazione attenta. Il risultato? Parte della clientela guarda altrove.

Le critiche non si fermano qui. Le piattaforme multi-energia, progettate per ospitare sia motori termici sia elettrici, comportano compromessi strutturali: peso superiore, efficienza ridotta e, talvolta, una minore raffinatezza rispetto ai modelli elettrici nativi. In un mercato sempre più competitivo, questi dettagli incidono sulla percezione del prodotto.

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C’è poi il tema software. Pianificazione intelligente dei percorsi con soste di ricarica, aggiornamenti over-the-air e integrazione digitale rappresentano oggi elementi centrali dell’esperienza EV. Secondo alcuni media francesi, Stellantis avrebbe accumulato ritardi su questi fronti, soprattutto se confrontata con soluzioni integrate come il sistema Google adottato da Renault. Funzioni intuitive e aggiornamenti costanti non sono semplici optional, ma fattori decisivi nella scelta.

In questo scenario il diesel appare come un “porto sicuro”. Il 1.5 BlueHDi è un’unità collaudata, ammortizzata nei costi industriali e apprezzata da flotte aziendali e automobilisti ad alto chilometraggio. Affidabilità, consumi contenuti e autonomia elevata restano argomenti solidi.

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Il punto, però, non è il ritorno del diesel in sé. È la velocità con cui evolve il mercato rispetto alle strategie dei grandi gruppi. Se l’elettrico non convince, il cliente cambia marchio. Se l’offerta non è coerente, si rifugia in ciò che conosce. Più che una marcia indietro, quella di Stellantis sembra una mossa pragmatica in attesa di una gamma elettrica più matura. Perché oggi, più della tecnologia, conta avere una scelta credibile.