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Urso attacca il Green Deal: “Crisi Stellantis figlia delle follie ideologiche sull’elettrico”

Secondo il Ministro la difficile situazione di Stellantis sarebbe una conseguenza delle disastrose decisioni politiche dell’UE

Adolfo Urso

La difficile fase attraversata da Stellantis, con perdite stimate oltre i 22 miliardi di euro, sarebbe la conseguenza diretta delle politiche europee sulla transizione ecologica. È quanto sostenuto dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenendo alla Camera durante il question time.

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Urso a proposito della crisi di Stellantis: “Scelte ideologiche alla base delle difficoltà”

Secondo il ministro, l’impostazione del Green Deal avrebbe imposto al settore automotive una traiettoria troppo rigida verso l’elettrificazione. “La crisi viene ricondotta al Green Deal e alla gestione precedente”, ha affermato, facendo riferimento alla linea industriale seguita negli ultimi anni. Nel mirino anche l’impostazione sostenuta dall’ex vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, ritenuta eccessivamente orientata a un’unica tecnologia.

Urso ha sottolineato come, a suo avviso, la stessa azienda stia rivedendo le proprie strategie, adattandole a un contesto di mercato più complesso sia negli Stati Uniti sia in Europa.

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L’Italia propone una svolta

Il Governo italiano intende ora promuovere in sede europea un cambio di approccio. “Serve riportare al centro pragmatismo e neutralità tecnologica”, ha dichiarato il ministro, evidenziando un asse con la Germania per rivedere alcune scelte comunitarie in materia di mobilità e industria. Tra le priorità indicate: maggiore flessibilità sugli obiettivi di elettrificazione, attenzione alla competitività delle imprese e valorizzazione del principio del “Made in Europe”.

stellantis termoli

Urso ha rivendicato anche i risultati ottenuti sul piano interno, sostenendo che il confronto con Stellantis abbia evitato chiusure di stabilimenti nel Paese. Citata la tutela della gigafactory di Termoli e l’intesa sulla produzione in Algeria, con ricadute positive per la filiera italiana.

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Sul tavolo europeo restano inoltre le misure di salvaguardia contro le importazioni cinesi, la revisione del meccanismo CBAM e un coordinamento più efficace con il sistema ETS, nell’ottica – ha ribadito il ministro – di sostenere industria e occupazione in una fase di profonda trasformazione.