Stellantis ha appena firmato un assegno virtuale da 26 miliardi di dollari, ma purtroppo si tratta di una svalutazione massiccia che ha mandato al tappeto il valore delle azioni, crollate del 25% in un colpo solo. Se pensavate che il 2024 fosse un anno difficile, sappiate che il produttore ha già perso il 33% del suo valore quest’anno, aggiungendo un altro tassello a un declino che dura da un lustro.
Secondo gli analisti, il fondo è stato finalmente toccato. Per stabilizzare le finanze, il gruppo ha sospeso i dividendi e messo in vendita la sua quota di uno stabilimento di batterie in Ontario.
Mentre la dirigenza cercava di capire come avesse fatto a interpretare così male il mercato, la politica statunitense ha servito il colpo di grazia. Il balletto tra il sussidio fiscale di 7.500 dollari dell’amministrazione Biden e la brusca cancellazione operata dalla Casa Bianca di Trump ha trasformato la strategia elettrica in un disastro da 50 miliardi di dollari per l’intera Detroit.

Anche Ford e General Motors stanno abbandonando la nave, dopo aver svalutato investimenti multimiliardari in veicoli elettrici che nessuno sembra volere. Stellantis lo ha ammesso con una lucidità tardiva: il passaggio all’elettrico deve essere governato dalla domanda dei consumatori, non dalle imposizioni burocratiche.
In questo scenario da “si salvi chi può”, Toledo resta l’ultima roccaforte. I piani per una nuova linea di produzione di pickup e l’assunzione di 900 dipendenti sono ancora in piedi, con Jeep che viene ufficialmente considerata il fiore all’occhiello dell’azienda. Se Stellantis vuole evitare la catastrofe aziendale, deve aggrapparsi con le unghie e con i denti al rilancio di questo marchio iconico.

Il 250esimo anniversario degli Stati Uniti cade a fagiolo, un’opportunità d’oro per trasformare un veicolo storico in un oggetto del desiderio alla moda e rimettere in carreggiata le vendite. Per la città di Toledo non ci sono alternative: o è parte della soluzione, o si troverà a gestire un cratere finanziario senza precedenti.
