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Stellantis, non è tempo di innovare: “Tutta colpa dell’elettrico”

Quella di Stellantis sembra la certificazione di una crisi che il management prova a spiegare con il solito colpevole: l’elettrico.

stellantis

Stellantis presenta i conti e, come abbiamo visto recentemente, il quadro è devastante. Oneri straordinari per 22 miliardi di euro, 6,5 miliardi di dividendi evaporati, chiusura del progetto di gigafactory in Italia e abbandono progressivo degli investimenti in ricerca e sviluppo sull’elettrificazione. Non sono semplici aggiustamenti contabili: è la certificazione di una crisi strutturale che il management prova a spiegare con il solito colpevole: il motore elettrico.

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La strategia annunciata potrebbe rivelarsi presto miope. Puntare tutto sul mercato statunitense, ridurre l’esposizione europea e accusare Bruxelles di voler ammazzare l’industria. Il CEO Filosa tuona contro regolamenti farraginosi e vincoli insostenibili. C’è del vero, non possiamo nasconderlo. La EU Industrial R&D Scoreboard 2025, però, certifica che Stellantis sta semplicemente uscendo dal perimetro degli investimenti in innovazione. Non per crollo degli utili, ma perché la struttura industriale del gruppo non regge più la competizione tecnologica.

stellantis, antonio filosa

Va detto con amarezza, il settore automotive italiano non esiste più da anni. Il declino non inizia con Stellantis. Il treno è stato perso tra il 2005 e il 2008, quando invece di costruire alleanze industriali europee, tutti i governi si limitarono a incentivare l’acquisto di auto. Una non-politica industriale mascherata da sostegno alla domanda. Così, allora come oggi, la politica industriale resta un miraggio.

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La rinuncia esplicita all’elettrificazione della mobilità, l’unico mercato definibile (ottimisticamente) emergente del settore, sostenuto da una domanda di sostituzione, è una brutta batosta. Abbandonarlo significa consegnarsi alla sconfitta.

Siamo nel pieno di un terremoto nella governance dell’automotive globale. Le dimensioni minime per restare competitivi tenderanno a raggiungere quote di diversi milioni di veicoli l’anno, con quota green maggioritaria. Non si può crescere per sempre, non si può vendere per sempre, va bene, ma cosa si vuole essere nel mercato del futuro? Leader o spettatori?

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stellantis

Per Stellantis, da qui in avanti si apre una fase di apparente dismissione. A meno che l’Unione europea non adotti finalmente una politica industriale degna di questo nome, con alleanze strategiche anche con la Cina (ma si sa, l’amicizia a Est va mostrata con prudenza). In caso contrario non morirà solo Stellantis, morirà l’intero ecosistema automotive europeo. E limitarsi a denunciare l’assenza di politica industriale è troppo comodo. O l’Europa diventa adulta oppure l’unico scenario rimasto sarà un conflitto interno per stabilire chi potrà ancora salvarsi in una guerra, per così dire, fratricida.