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Stellantis affonda in Borsa dopo aver creduto troppo alle batterie

Stellantis ha registrato oggi il peggior calo giornaliero della sua storia. Un record di cui non andare fieri.

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Le azioni Stellantis sono affondate, solo che qui non si tratta di increspature sulla superficie dell’acqua ma di un cratere da 5 miliardi di euro evaporati in poche ore. Il crollo in Borsa, con un tonfo del 21% nelle prime contrattazioni europee, arriva dopo l’annuncio di oneri per 22,2 miliardi di euro legati a quello che l’azienda chiama “riallineamento” della strategia sui veicoli elettrici. Insomma, hanno sbagliato tutto, ma si può anche dire con eleganza.

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Il colosso nato dalla fusione tra Fiat Chrysler Automobiles e Groupe PSA nel 2021, ha registrato il peggior calo giornaliero della sua storia. Un record di cui non andare fieri. La maggior parte delle svalutazioni, circa 14,7 miliardi, deriva dai cambiamenti nella gamma prodotti dovuti alle “aspettative significativamente ridotte” per i veicoli elettrici. Aspettative che, a quanto pare, qualcuno in azienda aveva gonfiato come un palloncino. Un palloncino, però, pronto a scoppiare.

L’amministratore delegato Antonio Filosa ha ammesso candidamente che i numeri riflettono “il costo della sovrastima del ritmo della transizione energetica”. Si può dire senza aver paura di sbagliare che si è creduto in una rivoluzione elettrica che gli acquirenti, quelli veri, non hanno mai chiesto con tanta urgenza. Nel frattempo Ford, altro colosso, aveva già dato il cattivo esempio a dicembre, con 19,5 miliardi di dollari bruciati sul medesimo altare dell’elettrificazione forzata.

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Stellantis prevede ora una perdita netta tra 19 e 21 miliardi di euro per il secondo semestre, con tanto di sospensione dei dividendi e l’emissione di obbligazioni fino a 5 miliardi per tamponare il bilancio. I deflussi di cassa, stimati in 6,5 miliardi distribuiti su quattro anni, hanno gelato anche gli analisti più ottimisti.

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Filosa, subentrato dopo l’addio di Carlos Tavares a fine 2024, prova a rassicurare con un piano da 13 miliardi di dollari per il Nord America e parla di “primi benefici” delle azioni intraprese. Intanto le spedizioni del quarto trimestre sono cresciute del 9%, grazie agli Stati Uniti che hanno compensato il crollo europeo. Piccole consolazioni mentre il titolo trascina al ribasso l’intero settore automobilistico del continente. La transizione energetica, quella vera, evidentemente preferisce prendersi i suoi tempi. E i suoi soldi.

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