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Ferrari chiude il 2025 con 7,1 miliardi: smentiti i catastrofisti

Il quarto trimestre mostrava qualche rallentamento, ma Ferrari ha raggiunto con un anno di anticipo gli obiettivi fissati per il 2026.

ferrari benedetto vigna

Nel corso dell’autunno 2025, qualche analista finanziario ha sudato freddo. Il piano industriale Ferrari al 2030 viene accolto con entusiasmo a voler esagerare moderato. Le azioni crollano in Borsa. Troppa prudenza, dicono. Stop alla crescita, temono. Maranello resta in silenzio, perché a sanno che i numeri parlano più forte delle proiezioni. E infatti, quando arrivano i risultati finanziari del 2025, è il tripudio: 7,146 miliardi di ricavi netti, ben oltre i 6,85 miliardi previsti dagli esperti.

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La Borsa reagisce come se avesse scoperto di aver sbagliato i conti: +10% sul titolo appena dopo la pubblicazione dei dati. Perché Ferrari non è solo un marchio, è un manuale di sopravvivenza per chi vuole capire come si naviga nelle tempeste macroeconomiche senza rovinarsi nemmeno un po’ i mocassini.

ferrari brand

Andando ai dettagli, Ebitda a 2,772 miliardi (+8%), utile operativo a 2,11 miliardi (+12%), utile per azione a 8,96 euro (+6%). Numeri che fanno impallidire qualsiasi concorrente, ottenuti riducendo le consegne da 13.752 a 13.640 unità. Sì, vendere meno per guadagnare di più. Tutta strategia. Un “mix di prodotto e panorama geografico più ricco”, personalizzazioni che valgono oro e un’esclusività gestita con rigidità.

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Il quarto trimestre mostrava qualche rallentamento: consegne giù, utile netto in calo dell’1%. Ma sono dettagli che non scalfiscono la sostanza. Ferrari ha raggiunto con un anno di anticipo gli obiettivi fissati per il 2026.

ferrari, vigna

E per il 2026? L’amministratore delegato Benedetto Vigna non si nasconde. Ricavi previsti a 7,5 miliardi, portafoglio ordini che si estende fino alla fine del 2027. La domanda è solidissima, gestita “con rigore in ogni mercato”. Dunque, se vuoi una Ferrari, mettiti in fila e aspetta.

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Intanto, gli investitori che a ottobre vendevano in preda al panico ora riacquistano a piene mani. Perché a Maranello sanno una cosa che Wall Street fatica ancora a capire: il valore batte sempre il volume.