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Dino 206 S: all’asta l’ultimo esemplare prodotto | Video

Le sue linee sensuali, il suo spirito nobile e la sua storia ne fanno un lotto molto appetibile…per chi può.

Dino 206s
Screen shot da video RM Sotheby's

Mezzi come la Dino 206 S conquistano i sensi, fin dal primo sguardo. Impossibile non innamorarsi di un’auto così affascinante e scultorea. Il fatto che sia nata in casa Ferrari e che porti l’essenza del suo spirito completa al meglio il pacchetto. Un esemplare della specie viene proposto alla tentazione di acquisto dei collezionisti di tutto il mondo. Ad occuparsi della vendita è la casa d’aste RM Sotheby’s: una vera istituzione nell’alto di gamma.

La data da segnare in agenda è quella di mercoledì 28 gennaio, quando il banditore entrerà in azione a Parigi. Si può ipotizzare una sfida a suon di rilanci, specie alla luce dei risultati emersi nelle vendite all’incanto più recenti, anche per lotti meno rari ed esclusivi. Le stime della vigilia ballano in un range da 3.8 a 4.2 milioni di euro. Difficile dire a che livello si piazzerà l’offerta più alta. Tutto è rimesso al vigore della contesa fra i potenziali acquirenti.

Quella in catalogo è l’ultima vettura della famiglia, ossia la più recente ad essere sbocciata. La sua nascita risale al 1967. In totale la Dino 206 S prese forma in 18 unità. Quasi tutti la considerano una delle più belle auto mai uscite dal sito produttivo di Maranello. Di questa superba Sport ben 13 esemplari furono plasmati con carrozzeria Spyder, su progetto di Piero Drogo.

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L’auto messa all’asta a Parigi è una delle 2 della specie dotate del più potente motore Lucas Tipo 233 S V6 a iniezione. Come primo proprietario ebbe Corrado Ferlaino, per molti anni patron del Napoli. A lui va il merito di aver portato il mitico Armando Maradona nelle file della squadra calcistica partenopea. Con il noto imprenditore campano la “nostra” belva da gara prese parte alla 1000 Chilometri del Mugello, nell’ambito del Campionato Mondiale Sport Prototipi del 1967.

Dino 206s
Screen shot da video RM Sotheby’s

La Dino 206 S in esame ha poi fatto parte di varie collezioni, alternandosi fra l’altro nel garage di cinque diversi proprietari della 250 GTO. Tra questi Pierre Bardinon, che per anni fu il miglior collezionista di “rosse” a livello mondiale, con la sua raccolta da sogno custodita nel castello di Mas du Clos, in Francia.

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Restaurata da Ferrari Classiche fra il 2014 e il 2015, questa Dino 206 S è certificata con il “Red Book”. L’auto gode di una storia documentata e ben dettagliata. A identificarla ci pensa il telaio numero 032, l’ultimo della serie. Nata per competere nel Gruppo 4 da 2.0 litri, la piccola “rossa” puntava ad affermare il prestigio del marchio emiliano in questa classe FIA, contrastando le ambizioni Porsche. Il debutto sportivo avvenne nel 1966, con risultati luminosi.

La Dino 206 S portò a casa un 2° posto assoluto alla Targa Florio, un 2° e un 3° posto al Nürburgring e un 6° posto a Spa-Francorchamps. Nell’esemplare di cui ci stiamo occupando la potenza è di 270 cavalli, ben 50 in più di quasi tutte le altre sorelle. Acquistata dal venditore nel 2013, è tornata in Italia poco dopo, per essere completamente restaurata da Ferrari Classiche. Oggi si offre alla vista con il numero di gara 28 sulla carrozzeria Rosso Corsa, come in occasione della sua partecipazione al WSC al Mugello.

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La spinta fa capo a un motore V6 duemila, disposto in posizione posteriore-centrale. Questo cuore, sviluppato da tecnici il cui apparato genetico è farcito di elementi acquisiti tra Le Mans e le Madonie, tra Monza e Montecarlo, sviluppava nella sua configurazione standard 220 cavalli a 9.000 giri al minuto. Gli ultimi due esemplari della serie, come abbiamo visto, si spinsero molto oltre, conferendo un temperamento ancora più vulcanico al modello.

Il peso limitato esalta il profilo prestazionale dell’auto, aiutando al tempo stesso il compito dei freni a disco autoventilanti della Dunlop, che ne smorzano efficacemente le danze. Sublime il sound. Non si finirebbe mai di ascoltarlo, tanto è soave, ma il look è la nota dominante. Qui l’abito, con le sue sinuose alchimie, evoca quello delle leggendarie 330 P3 e 330 P4, ma in formato ridotto. Ne deriva uno splendore unico, veramente scultoreo, che rapisce gli sguardi e conquista il cuore, in qualsiasi contesto ambientale. A voi il video!

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Fonte | RM Sotheby’s