Ieri, 19 gennaio, all’età di 93 anni, si è spento Valentino Garavani, l’ultimo imperatore della moda che, tra un red carpet e l’altro, riuscì nell’impresa di rendere “chic” anche un modello, per così dire, modesto del Biscione. Nonostante lo stilista lombardo non fosse un frequentatore di officine, la sua firma è finita su una delle vetture più iconiche degli anni Ottanta, l’Alfa Romeo Alfasud.
Questa edizione limitata, lanciata nel 1980 in concomitanza con la terza serie del modello, rappresenta un curioso “esperimento” commerciale in cui il Biscione tentò di scambiare la tuta da meccanico con un abito da sera. Esteticamente, l’auto era un inno al lusso dell’epoca. Carrozzeria color bronzo metallizzato che faceva un po’ a pugni con la verniciatura nera del tetto, il tutto condito dal simbolo della maison orgogliosamente esposto sulle fiancate.

Il vero capolavoro di marketing non era la vernice di questa Alfasud, bensì l’esca per il pubblico femminile. Alfa Romeo, con una mossa forse azzardata, decise che per vendere una berlina a trazione anteriore alle donne servisse anche un incentivo definitivo, ovvero una borsa firmata dallo stilista di Voghera inclusa nel prezzo. Praticamente, compravi l’accessorio e l’auto arrivava in omaggio.
Sotto la matita di Giorgetto Giugiaro e Aldo Mantovani della neonata Italdesign, l’Alfasud Valentino manteneva però la sua sostanza tecnica. Il cuore pulsante era un motore 1.2 litri da 68 Cv abbinato a un cambio manuale. Per chi non si accontentava di sfilare con calma, arrivarono poi le versioni da 1.3 e 1.5 litri, dotate di carburatore doppio corpo e potenze rispettivamente di 79 e 84 Cv. Con i suoi 4.260 mm di lunghezza e un peso di circa 1.210 kg, questa “top model” prodotta a Pomigliano d’Arco non era certo un fulmine, ma aveva uno stile imbattibile.

Dei 22.380 esemplari complessivi della serie, solo 2.199 furono griffati da Valentino per il mercato italiano, trasformando una popolare utilitaria in un oggetto del desiderio decisamente particolare ancora oggi.
