Il passaggio all’elettrico non è stato di certo quella marcia trionfale annunciata verso un futuro radioso e (rigorosamente) silenzioso. Emanuele Cappellano ha appena tirato il freno a mano con alcune dichiarazioni che raccontano anche la fase del grande gruppo che rappresenta. Il responsabile di Stellantis per l’Europa allargata ha descritto un panorama che assomiglia più a un girone infernale che a una rivoluzione industriale.
Le case automobilistiche, secondo Cappellano, starebbero letteralmente bruciando denaro per sostenere un mercato che non ne vuole sapere di decollare autonomamente. Secondo il manager di Stellantis, l’amore dei consumatori per i veicoli elettrici è tutto fuorché “naturale”. Si tratta piuttosto di una relazione forzata, tenuta in vita artificialmente dall’ossigeno dei sussidi governativi, senza i quali l’intero settore rischierebbe l’asfissia immediata.

La situazione rasenta il paradosso. I grandi gruppi si trovano incastrati in una morsa dove ogni mossa sembra portare alla sconfitta. Da un lato ci sono le multe astronomiche per chi non rispetta i limiti sulle emissioni, dall’altro la prospettiva concreta di erodere il capitale vendendo auto a prezzi stracciati a una clientela che, fondamentalmente, preferirebbe acquistare altro. I margini di profitto in Europa stanno scivolando pericolosamente verso il territorio negativo, trasformando ogni nuova immatricolazione “alla spina” in un potenziale buco nero nel bilancio aziendale.
Mentre l’Unione Europea ha timidamente ammorbidito i toni sul divieto dei motori a combustione per il 2035, il Regno Unito tira dritto verso l’obiettivo del 2030, costringendo i marchi a vere e proprie acrobazie contabili per rispettare l’obbligo ZEV.
In questo scenario da “salvi chi può”, Stellantis ha schierato il suo asso nella manica, il brand cinese Leapmotor. Il suo compito è ingrato e vitale. Bisogna vendere abbastanza vetture “nativamente elettriche” per compensare le emissioni del resto del gruppo e tenere a bada le sanzioni.

Alcuni invece sottolineano come la crisi dei profitti sia dovuta all’inflazione piuttosto che a un disinteresse del pubblico. Eppure, per i vertici Stellantis, forzare la quota di mercato elettrica oggi genera solo perdite. La speranza è che la domanda diventi finalmente spontanea prima che i produttori finiscano le scorte di banconote da sprecare in veicoli a batteria.
