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Stellantis, l’enigma ciociaro fa male: se Cassino non riparte crolla tutto

Cassino paga il pegno di aver legato il suo destino a modelli di fascia alta in un mercato europeo che frena sulla transizione elettrica.

stellantis cassino

Tra i diversi scenari su cui impegnato il gruppo Stellantis, lo stabilimento di Cassino non si può considerare certamente un sito come gli altri. Per vent’anni è stato l’altare del segmento premium italiano, il luogo dove i margini erano alti e le auto avevano un’anima. Oggi, però, i numeri del 2025 raccontano una parabola discendente che farebbe impallidire ogni convinto ottimista.

Sono poco più di 19mila le vetture prodotte, il peggior risultato della sua storia. Parliamo di un calo del 30% in un anno, con volumi dimezzati in soli due esercizi. Più che una flessione, sembra un addio silenzioso alla produzione di massa.

stellantis cassino

In Italia abbiamo uno stabilimento progettato per l’eccellenza che, però, oggi soffre la fame di modelli. Dopo l’ebbrezza del 2017 con Giulia e Stelvio, lo stabilimento Stellantis di Cassino è scivolata in una sorta di “transizione infinita”. L’attesa per la nuova piattaforma STLA Large è diventata un’attesa tragicomica. Ci sono modelli annunciati, rinviati e, alla fine della fiera, un vuoto industriale che i contratti di solidarietà non possono certo riempire. Con oltre 100 giornate di fermo produttivo, Cassino è diventata la fabbrica “a singhiozzo” per eccellenza, una condizione che disperde competenze e fa lievitare i costi fissi.

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Mentre Stellantis sposta i volumi verso aree a maggiore competitività, gli impianti “di confine” come quello ciociaro restano esposti. Cassino paga il pegno di aver legato il suo destino a modelli di fascia alta in un mercato europeo che frena bruscamente sulla transizione elettrica. Il risultato è un sito tecnologicamente all’avanguardia ma commercialmente sospeso nel limbo.

Per il territorio, il rischio è sistemico. Meno auto significa meno indotto e meno reddito distribuito. La credibilità di Stellantis in Italia passa da qui. Non bastano le dichiarazioni sull’hub produttivo italiano, ma servono cicli di prodotto e saturazione degli impianti. Cassino non chiede assistenza o pacche sulle spalle, chiede banalmente dei modelli da produrre.

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