La produzione automobilistica di Stellantis in Italia ha vissuto un 2025 da incubo, chiudendo con un crollo di quasi un quarto rispetto all’anno precedente. Secondo i dati della FIM-CISL, il bilancio totale si è fermato a 379.706 unità (di cui solo 213.706 autovetture), segnando un calo del 20% che sarebbe stato persino peggiore senza quel provvidenziale colpo di coda nel quarto trimestre.
Pensare che nel 2023 il picco superava le 750.000 unità fa sembrare la situazione attuale un vero e proprio smantellamento in corso. Mentre l’ex CEO Carlos Tavares lancia lo sguardo verso i lidi più economici del Marocco, il nuovo capo Antonio Filosa sta provando a gettare acqua sul fuoco delle polemiche sull’andamento sul fronte tricolore di Stellantis.
La ricetta per la sopravvivenza, sembrerebbe essere un ritorno alle origini per lo storico impianto di Mirafiori, dove si punta a produrre 100.000 Fiat 500 ibride all’anno. Una scelta dettata dal fatto che la versione elettrica ha riscosso decisamente poco successo, o meglio, lo stesso di un venditore di ombrelli in piena estate.

Gli analisti di Oddo BHF sollevano qualche dubbio sulla missione di Stellantis. La nuova 500 ibrida è meno potente della generazione precedente e, ironia della sorte, debutta senza il cambio automatico. Una strategia audace, quasi un test per vedere quanto siano fedeli i puristi del cambio manuale. Insieme alla nuova Jeep Compass prodotta nel sud Italia, questi modelli dovrebbero, nelle speranze dei sindacati, risollevare le sorti degli stabilimenti nel 2026.
Nonostante Filosa vanti 2 miliardi di euro investiti nei siti italiani e ordini ai fornitori locali per oltre 7 miliardi, la realtà operaia è ben diversa. Circa la metà degli iscritti FIM-CISL ha dovuto ricorrere ai sussidi di disoccupazione nel 2025. Per capire davvero dove andrà Stellantis bisognerà attendere il secondo trimestre del 2026, quando verrà finalmente presentato il piano aziendale, sperando che non venga posticipato di nuovo.
